PRIDE – LABORATORIO ARTISTICO!

DOMENICA 19 GIUGNO, h 15:30.
Parte il laboratorio creativo al boschetto dei partigiani per prepararsi al Pride di Asti del 16 Luglio.
Attrezzatevi di idee che potranno essere realizzate con la CARTAPESTA.
Questa richiede un piccolo contributo:
– CARTA: giornali (non plastificati), carta igienica, fogli riciclabili.
– COLLA DI FARINA: farina.
– FILO DI FERRO / RETE METALLICA FINE.
– TEMPERE.
Portate ciò che volete!
Lo spazio è libero e può essere occupato da ogni forma artistica che vorreste portare con voi.

QUESTO NON È AMORE

Giovedì 9 giugno @ Alba, Piazza Elvio Pertinace H 19

Insieme a Non Una Di Meno Alba chiacchieriamo con Sted, autrice di Questo non è amore, fumetto autoprodotto e autobiografico.

Nel libro Sted ripercorre la relazione col suo ex ragazzo, un ragazzo ‘normale’, un ragazzo violento, senza fare sconti neanche a se stessa e mostrando le varie facce della violenza di genere: psicologica e fisica, primaria e secondaria. Nessun ‘raptus’, nessun ‘gigante buono’, niente ‘gelosia accecante’ o ‘troppo amore’, bensì la facilità con cui si può cadere in una relazione violenta, perchè un violento non gira col marchio: “Violento” in fronte, e dall’altra parte l’enorme difficoltà ad uscirne, in una società dove nessuno è disposto ad ascoltare la vittima e schierarsi dalla sua parte, generando un loop infinito di violenza, angoscia e colpevolizzazione della vittima; una società che sceglie deliberatamente di ignorare, finanche giustificare, il ‘bravo ragazzo’ che saluta sempre e che, al contempo, ritiene di poter decidere come e se una donna debba vivere: questo ci mostra Sted, col suo tratto graffiante, evidenziando, tavola dopo tavola, come e perché la violenza di genere ci riguardi davvero tutte e tutti e che chi resta indifferente è inevitabilmente parte del problema. Questo libro ti impone di fare i conti con la tua fetta di responsabilità, iniziando col non voltarti (più) dall’altra parte.

BOSCHETTO AUTOGESTITO

Venerdì 3 giugno aperitivo al boschetto dj set + jam session

La prima delle tre iniziative che si terranno al boschetto dei partigiani nel mese di giugno organizzate dall’assemblea del boschetto tenutasi il 20 maggio scorso.

DJ SET + JAM SESSION

porta ciò che vuoi suonare!

CIBO VEGAN E BEVANDE

portati piatto e bicchiere!

ZANZARE COPIOSE – occhio!

questo spazio è sicuro nella misura in cui ce ne prendiamo cura: se noti o subisci situazioni sgradevoli, molestie o altra merda attira l’attenzione, vieni al bar, non sei solx e possiamo gestire insieme la situazione

NO FASCX – BULLX – OMOFOBX – RAZZISTX

Prima Assemblea Autogestione Boschetto

Venerdì 20 maggio come Laboratorio autogestito la Miccia abbiamo indetto un’assemblea aperta al Boschetto.

L’appuntamento voleva essere un tentativo di dare continuità a un percorso di lotta iniziato da qualche anno e culminato il 25 aprile con il corteo antimilitarista che ha rumorosamente attraversato le strade di Asti. Quell’evento si era concluso proprio in questo parco cittadino: negli anni trascurato dalle varie amministrazioni comunali e recentemente oggetto di tentativi securitari (proposte di ronde, chiusure notturne e telecamere), nonché di passeggiate elettorali varie.

La risposta al nostro appello è stata ottima e un buon numero di persone ha partecipato proponendo molte iniziative che stiamo progettando tutt* insieme e che si svolgeranno durante l’estate. Si è proposto di riproporre queste assemblee a cadenza mensile e di creare – attraverso gli eventi benefit che saranno proposti – una cassa solidale per continuare a far vivere il parco.

Perché questa è la nostra convinzione: che le strade sicure le facciano le persone che le attraversano, che i luoghi si possano sottrarre all’abbandono solo se ci si lavora insieme, dal basso, in modo orizzontale, condiviso e responsabile. A breve seguirà locandina con gli eventi che si svolgeranno a partire da giugno.

Per il momento un grazie a tutte le persone che hanno voluto condividere con noi la loro voglia di lottare per un Boschetto libero e autogestito! A presto!

Sui fatti di Rimini all’adunata degli Alpini

Durante la 93ª adunata degli alpini che si è svolta a Rimini e San Marino tra il 5 e l’8 maggio si sono verificati decine e decine di casi di molestie verbali e fisiche contro donne. Oggetto di queste aggressioni sono state lavoratrici, passanti, residenti, turiste che hanno avuto la sfortuna di incrociare sul loro percorso l’adunata militarista. Le segnalazioni che Non Una Di Meno sta raccogliendo sono inequivocabili e non sono certo una novità: dopo ogni adunata degli alpini le testimonianze arrivano a centinaia.
Le istituzioni si affrettano come sempre ad una compatta levata di scudi in difesa del buon nome del corpo degli alpini. “È solo goliardia, i valori degli alpini sono ben altri, è colpa delle mele marce… fino al virtuosismo di arrampicata sugli specchi che incolpa gli “infiltrati” che dotatisi abusivamente di cappello con la piuma si sarebbero approfittati della situazione. 
Una giustificazione che – pur nel ridicolo – palesa esattamente uno dei problemi: le adunate degli alpini sono il contesto perfetto in cui i valori del patriarcato sono talmente forti ed accettati che anche i semplici simpatizzanti si sentono legittimati e al sicuro ad agire con violenza nei confronti delle donne.
Basterebbe avere il coraggio di chiedersi il perchè. La cultura patriarcale della forza fisica, della violenza, della supremazia dell’uomo etero e cis è la base fondante di ogni corpo militare. Ogni contesto militare poggia le fondamenta su valori culturali intrisi di machismo, esibizione muscolare ed esaltazione della violenza. Valori che si palesano massimamente negli scenari di guerra come espressione estrema del patriarcato: basti pensare allo stupro come arma universale di terrore e conquista nei territori di guerra, un’arma per nulla casuale e mai ignorata nell’arsenale bellico di ogni esercito.
Ma c’è di più, perchè gli alpini non sono solo un corpo militare attivo negli scenari di guerra al servizio dello stato italiano. Agli alpini è riservato nell’immaginario comune anche un ruolo civile e sociale di soccorritori, aiuto durante le grandi emergenze come terremoti o alluvioni e, grazie al capillare associazionismo che riempie città e paesi, anche di animatori di feste e sagre. Un ruolo ancora una volta estremamente caratterizzato in modo patriarcale e paternalista. Come se non bastasse sono coinvolti anche nella gestione della sicurezza pubblica nelle città, come per l’operazione orwellianamente chiamata Strade Sicure (e chiedetelo alle donne quanto sono sicure le strade piene di alpini).
Come donne, individualità non conformi e uomini impegnatx nella lotta transfemminista vediamo molto chiaramente queste connessioni. Le adunate degli alpini sono la celebrazione in contesto civile di un corpo armato dell’esercito, un raduno di persone che innneggiano – più o meno consapevolmente – a professionisti della guerra. Persone a cui tutto è concesso e perdonato perchè attorno al cappello con la piuma è stato propagandato nel tempo un mito di bonarietà che li dipinge come militari sì, ma quelli buoni, patriottici, persino associati, da una certa sinistra, alla figura dei partigiani. 
Vediamo chiaramente come gli alpini non si discostino di un millimetro da questo modello, anzi di come lo rivestano di un velo di folklore che lo rende ancora più pericoloso in quanto socialmente più accettabile. Adunata dopo adunata ce ne danno prova creando un contesto di costante e ripetuta minaccia alle donne, militarizzando le città e rendendole impossibili da attraversare in sicurezza per tutte le donne e le individualità che si discostano dal ruolo imposto dei generi.
Crediamo fortemente che le lotte transfemministe e antimilitariste non possano essere separate, e anzi si debbano rafforzare a vicenda attraverso la critica, l’analisi, la partecipazione collettiva e la costruzione dal basso di una resistenza. Vogliamo resistere al patriarcato e alla retorica militarista che si sta rafforzando giorno dopo giorno.  
Qui ad Asti poco più di un mese fa si è celebrato il centenario della sezione astigiana, tre giorni in cui le penne nere hanno invaso il centro cittadino installando pure una cittadella militare. In quell’occasione non siamo rimast* in silenzio, siamo sces* in piazza, abbiamo contestato la presenza militare in città e le loro celebrazioni guerrafondaie! I fatti di Rimini ci spingono ancora di più ad opporci con tutte le nostre forze alla presenza militare nelle nostre città.
Patriarcato e militarismo sono due elementi inscindibili. Non si può combatterne uno, difendendo l’altro. Non sono mele marce. È la pianta che è da abbattere.

BOSCO DEI PARTIGIANI – APERITIVO E ASSEMBLEA PUBBLICA

Il corteo del 25 aprile di quest’anno è terminato al bosco dei partigiani. La scelta non è stata casuale. Il boschetto da diversi anni è un vero e proprio laboratorio di sperimentazione e gestione dal basso di questo pezzo di città.

Numerosi eventi e iniziative, portate avanti da diverse realtà, hanno dimostrato come la messa in sicurezza di un luogo dipenda dalla capacità delle persone di attraversarlo, con la propria creatività, la propria voglia di mettersi in gioco e di lottare. A nulla serve l’introduzione di telecamere o di ronde di polizia se un posto non è vissuto quotidiamente da una collettività che se ne prende cura responsabilmente e dal basso.

In questa ottica resistere alle paranoie securitarie, respingere le passeggiate elettorali di chi si ricorda dei problemi della città ogni cinque anni, diventa un’esigenza vitale, per aprire spazi dove poter fin da subito sperimentare logiche diverse da quelle del consumismo, della delega, del bieco e feroce egoismo personale.

Per far sì che l’autogestione e la cura del boschetto continui invitiamo tutte le individualità e le realtà interessate alle sorti di questo luogo per un aperitivo + assemblea, per immaginare e progettare insieme le prossime iniziative.

VENERDÌ 20/5 H19:00

Bosco dei partigiani (anfiteatro)

ASSEMBLEA + APERITIVO

Incontriamoci

Organizziamoci

Per un boschetto dei partigiani libero e autogestito!

DISERTORI DELLE VOSTRE GUERRE – PARTIGIANI SEMPRE!

Grazie a tuttu per la bellissima giornata di ieri. Ci auguriamo che possa essere l’inizio di un percorso di lotta insieme.


Corteo antifascista contro tutte le guerre e contro tutti gli eserciti, solidali con tuttx lx disertorx.

Partenza da Piazza del Cavallo nei pressi della casa del partigiano anarchico e disertore Tartaglino, per arrivare al boschetto dei Partigiani, dove la giornata continuerà con vari dj set, banchetti, distro e Bar.

ASSEMBLEA ANTIFA ASTI


TESTO DEL VOLANTINO DISTRIBUITO
L’Italia è in guerra: 40 missioni militari che vedono impegnate le truppe italiane in Europa, Africa e Medioriente. Ben 18 di queste operazioni sono concentrate in Africa nel triangolo che va dalla Libia al Sahel sino al golfo di Guinea. Sono lì per fare la guerra ai migranti diretti in Europa e per sostenere gli interessi estrattivi dell’ENI. Il conflitto imperialista tra la NATO, che mira a continuare l’espansione ad est e la Russia che – dopo decenni di arretramento – ha deciso di passare al contrattacco, ha dato ancora più forza alla retorica militarista. Truppe italiane sono attualmente schierate in Lettonia e Romania, a ridosso del conflitto ucraino. Dall’inizio dell’invasione russa abbiamo assistito alla messa in scena di un “pacifismo armato”, chiaramente schierato con uno dei due imperialismi che si stanno sfidando sulla pelle di chi vive in Ucraina ed è costretto
ad affrontare morte, bombe, paura e coscrizione obbligatoria. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza. In questo modo è stato possibile inviare armi in Polonia per il governo Zelensky e aumentare la già folle spesa militare del nostro Paese. Essere partigiani oggi significa rifiutare di farsi arruolare in questo scontro, contrastare l’invio di armi al governo ucraino, lottare per il ritiro di tutte le missioni militari all’estero, lottare contro tutte le frontiere, complici con tutte le persone in viaggio sia che scappino da una guerra o che cerchino una vita diversa, contro la spesa bellica e per l’impiego di risorse in quello di cui davvero c’è bisogno: ospedali, scuole, trasporti. Essere partigiani, oggi come allora, significa anzitutto essere disertori. Come fu Giacomo Tartaglino: partigiano anarchico nato a Mongardino nel 1878. Egli fu in gioventù disertore della Prima Guerra mondiale e aiutò centinaia di disertori come lui a trovare rifugio in Svizzera. Tale attività gli costò una condanna a morte in contumacia. Ritornato in Italia dopo amnistia, subì per lunghi anni la repressione fascista e le conseguenze disastrose dell’imperialismo mussoliniano. Nel luglio del ’44, prese le armi e andò in montagna fra i garibaldini, con il nome di battaglia “Nedo”. Nel dopoguerra aderirà alla neonata Federazione Anarchica Italiana (FAI), facendosi promotore del gruppo “Pietro Ferrero”, con sede in via Mazzini 6.
La memoria di partigiani come Tartaglino non sta nelle stantie commemorazioni istituzionali. Non sta a fianco degli esponenti di partiti che fino a ieri leccavano il culo a Putin e oggi piangono per la guerra. Non sta a fianco dei
guerrafondai che si oppongono alla guerra spedendo armi. La Resistenza vive nelle lotte di chi oggi combatte le cause reali della guerra, con chi pratica forme di antimilitarismo attivo: nei porti, contro le fabbriche d’armi, contro le basi militari. Per un mondo senza frontiere. Per una solidarietà senza confini.

Quando diciamo che la guerra parte da “casa nostra” non scherziamo. Questo è un convoglio passato proprio dalla nostra stazione, non sappiamo qual era la sua destinazione, ma sappiamo per certo che sono mezzi che andranno in uno scenario di guerra!
Quest’anno la spesa sanitaria è diminuita di 5 miliardi di euro, le spesa militare e gli investimenti sulle armi non accennano a diminuire, se vogliamo opporci alle guerre dobbiamo ribellarci contro chi ci governa, allo Stato di emergenza bellico, all’aumento della spesa militare, all’invio di armi al governo Ucraino. Lottiamo per il ritiro di tutte le missioni militari all’estero, per la chiusura e riconversione dell’industria bellica, Per fermare le guerre non basta un no. Bisogna mettersi di mezzo. A partire dalla nostra città.
Lunedi 25 aprile ore 15:30 da piazza del Cavallo scendiamo in strada
Contro tutte le guerre !

CACEROLAZO ANTIMILITARISTA – Sab 9 Aprile H15

Il 9 Aprile come Assemblea antimilitarista siamo scesi in piazza contro le celebrazioni militariste per i cento anni della sezione alpini astigiana, abbiamo disturbato l’ammassamento in piazza san secondo con un cacerolazo. Tra interventi, cori e azioni di disturbo abbiamo cercato di spiegare l’assurdità di questa manifestazione. È da un mese che in piazza san secondo si incontrano associazioni, individui e collettivi che chiedono la pace e la cessazione del conflitto Russo – Ucraino, oggi in piazza Alfieri una “Cittadella Militare” è stata allestita per la tre giorni degli alpini.. come si fa a chiedere la pace e la fine delle guerre se permettiamo questo tipo di celebrazioni, se non diciamo nulla quando dei militari invadono letteralmente il centro delle nostre città?

Oggi un Cacerolazo rumoroso e rabbioso si è messo di mezzo alle celebrazioni degli alpini, ma l’opposizione contro tutte le guerre e a tutti gli eserciti in città non finiscono qui!
Il 25 Aprile attraverseremo in corteo la città in solidarietà a tutt3 i disertor3, contro tutte le guerre! Scendi in strada anche tu, fai girare la voce, opponiamoci a tutte le guerre!


Sab 9 Aprile H15 @ Corso Alfieri lato Unicredit – Asti

È passato poco più di un mese dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Dallo scoppio della guerra le piazze di mezzo mondo manifestano per la pace. Qui nella nostra città associazioni, gruppi e individui si incontrano in piazza san secondo tutti i sabati in nome della Pace e per la cessazione di tutte le guerre. Non possiamo rimanere indifferenti davanti alla notizia delle celebrazioni del centenario della sezione degli alpini astigiani che soppianteranno l’appuntamento mensile per la pace e occuperanno il centro storico con le loro celebrazioni militariste e con l’allestimento della “cittadella militare” in Piazza Alfieri.

Questo evento non è agghiacciante solo per il conflitto aperto in Ucraina, è agghiacciante per tutti i conflitti aperti dove l’Italia e il corpo militare degli alpini sono coinvolti, è agghiacciante perché davanti alle morti, alla violenza delle guerre e la volontà di alzare la spesa militare al 2% del pil (108 milioni di euro al giorno) nonostante la crisi e tutte le difficoltà economiche e psicologiche che le persone stanno affrontando dopo una pandemia durata due anni che ha completamente cambiato le nostre vite questi arrivano in città a celebrare la guerra!

Contro la cittadella militare in città
Contro le celebrazioni militariste
Contro tutte le guerre
CACEROLAZO!

Pentole, pentolini, cucchiai, mestoli, coperchi, fischietti, maracas! Porta con te qualsiasi oggetto che faccia rumore, guastiamogli la festa!

Leggi tutto “CACEROLAZO ANTIMILITARISTA – Sab 9 Aprile H15”

Due righe sulle piazze di questi giorni ad Asti

“No alla guerra, vogliamo la pace”, questo è uno dei tanti slogan che in questi giorni abbiamo sentito in diverse piazze italiane e anche nella nostra città. Siamo rimasti positivamente sorpresi di vedere una grande partecipazione alla fiaccolata di giovedì sera organizzata dai sindacati confederali e da altre realtà astigiane.

Da anni come individualità e come collettivi portiamo avanti un identico NO alla guerra che per noi però non può essere disgiunto in alcun modo dalla lotta antimilitarista. Pena il ricadere in fantasie ingenue o in aperta ipocrisia. Soprattutto in un paese come l’Italia dove la spesa per l’industria bellica sale esponenzialmente di anno in anno, nonostante la pandemia, la crisi, la sanità al collasso.

Solo pochi mesi fa, a dicembre, a Torino è andato in scena l’aerospace and defence meeting: una vera e propria fiera delle armi che si svolge ogni anno a Lingotto. Qui le aziende italiane del settore e quelle internazionali si incontrano per prendere accordi commerciali, comprare e vendere armi da usare sulla pelle delle persone nei vari teatri di guerra. In quei giorni molte persone scesero per le strade di Torino e non solo per opporsi ai mercanti d’armi.

Le mobilitazioni furono decisamente più ridotte di quelle di questi giorni e con una copertura mediatica infinitamente minore. La guerra sembrava ai più un fatto lontano, anacronistico. Un fatto che in questi giorni abbiamo visto nuovamente irrompere con tutta la sua violenza nella storia dell’Europa.

Gli antimilitaristi non hanno il dono della preveggenza. Essi sanno però che non si può parlare di pace se si vive in un paese dove si spendono miliardi per le armi ed esistono fiere di morte come quella del Lingotto. L’Italia è in guerra da tempo. In Niger, Libia, Golfo di Guinea, stretto di Ormuz, in Iraq, nel Mediterraneo. La Sicilia è una vera e propria piattaforma logistica avanzata per le operazioni della NATO e delle forze armate italiane. I droni che sorvolano i vari scenari di guerra partono da Sigonella e gli ordini militari transitano dalla stazione Muos di Niscemi. Come antimilitaristx ci opponiamo con forza alla violenza della NATO, alla violenza di Putin, alla violenza di qualsiasi Stato e di qualsiasi esercito.

E oggi, di fronte al disastro della guerra in Ucraina, vogliamo ribadire che se vogliamo veramente la pace tra i popoli allora dobbiamo rivoltarci contro chi ci governa, smantellare pezzo per pezzo l’industria bellica, le fabbriche di armi e le basi militari. Finchè esisteranno gli eserciti le guerre non cesserranno.

Boicottiamo le loro guerre seguendo l’esempio delle compagne e dei compagni in Sicilia contro il Muos, in Sardegna contro le basi e le esercitazioni militari, dei portuali a Genova che fermano i carichi d’armi che attraccano al porto.

Non limitiamoci ad essere spettatori e spettatrici degli avvenimenti che si susseguono. I sindacati hanno sfilato per chiedere la pace. Il sindaco ha fatto il suo bel discorso. Ma oggi più che mai non ci servono belle parole e manifestazioni estemporanee di buoni sentimenti. Ci serve una lotta antimilitarista generalizzata, un’organizzazione dei lavoratori dal basso in grado di dichiarare uno sciopero generale contro la guerra!

Non aspettiamo, non deleghiamo, organizziamoci: ognuno con i propri mezzi. Ognunx con le proprie forze!

Per un mondo che sappia abolire le cause profonde della guerra. Che sappia dare un senso concreto alla parola pace.

Disertori delle vostre guerre

Cos’è veramente utopistico? Lo sforzo di chi cerca di attuare “una pace duratura fra i popoli dopo aver abbattuto le vere cause della guerra”?
Oppure è utopistico illudersi “di arrivare ad un federalismo europeo e mondiale in piena rivalità di interessi capitalistici e di tendenze spiccatamente egemoniche dei diversi Stati”? Questo si domandava il gruppo anarchico astigiano “Pietro Ferrero” nel 1950 (Era Nuova, 15/05/1950).

La nascita dell’Unione Europea come la conosciamo oggi era ancora ben lontana ma chi aveva vissuto gli orrori di due guerre lo sapeva bene che non si può realizzare nessuna pace se continuano a esistere eserciti pronti a combattere, caserme colme di soldati, fabbriche d’armi a pieno regime, confini militarizzati, nazionalismi, interessi capitalistici e Stati. E lo sapeva bene Giacomo Tartaglino, animatore del gruppo libertario astigiano, lui che aveva disertato la Prima Guerra mondiale, rischiando la vita e aiutando centinaia di disertori come lui a trovare rifugio in Svizzera. Lui che per vent’anni aveva subito la repressione fascista e le conseguenze disastrose dell’imperialismo mussoliniano. Lo sapeva bene lui che, nel luglio del ’44, a 65 anni, aveva preso le armi ed era andato in montagna.

Oggi, a distanza di più di 70 anni le cose non sono cambiate. I bagliori della guerra sono tornati a illuminare i cieli d’Europa. L’Ucraina, invasa dalle forze militari russe, piange i suoi morti. Gli stati europei e la NATO minacciano ritorsioni ancor più sanguinose e iniziano una corsa ancora più sfrenata agli armamenti.

L’Europa “civilizzata” ha nuovamente fallito nella sua missione; la diplomazia degli Stati si è rivelata ancor più inefficace. Chi aveva affidato ai governi la speranza in soluzioni pacifiche, chi ancora crede nella buona volontà dei governanti e nell’efficacia della preghiera, è stato crudelmente smentito dai fatti.

Finché esisteranno armi ed eserciti si troveranno assassini in doppio petto o in divisa che proveranno a usarli. Finché esisteranno alleanze militari contrapposte, vi sarà il rischio di possibili escalation atomiche. Finché prevarrà il sistema degli Stati, non cesserà tra di essi la competizione per l’egemonia militare, politica ed economica.
Finché non ci libereremo del nazionalismo e di un’economia basata sullo sfruttamento feroce di risorse e di persone, allora avranno spazio i guerrafondai di ogni risma. Finché non elimineremo le cause strutturali delle guerre, le richieste di pace non saranno altro che ipocrite illusioni.

L’indignazione non basta. Per fermare la guerra bisogna incepparne i meccanismi.
Boicottiamo gli eserciti, i generali e i loro complici. Opponiamoci alle sanzioni che colpiscono solo i più poveri. Chiudiamo le industrie d’armi che sono le uniche che stanno facendo profitti in questo scenario di sangue. Chiudiamo le basi militari presenti sul nostro territorio. Smantelliamo le spese militari. Non un soldo, non un uomo per le loro sporche guerre.
Solidarietà alle popolazioni vittime della guerra e in fuga dai massacri. Solidarietà ai popoli russo e ucraino costretti a uccidersi a vicenda. Contro l’invasione russa e contro il nazionalismo ucraino. Contro Putin e contro la NATO. Sosteniamo i compagni anarchici e pacifisti russi che, scesi in questi giorni in piazza contro la guerra, vengono caricati, malmenati, incarcerati e repressi dalla polizia di Putin.

Scarica in PDF: Volantino Stop Wars