Storie del movimento Operaio: Le Occupazioni e i Consigli di fabbrica (1919-1920)

Il primo maggio di 100 anni fa gli operai metallurgici di Asti fondavano la “Casa dei Metallurgici” in via Orfanotrofio n. 7. Quegli stessi operai saranno i protagonisti delle ultime importanti proteste popolari prima dell’avvento del fascismo.

Questa piccola ricerca si concentra sui fatti salienti del Biennio rosso, focalizzandosi sul Movimento dei consigli di fabbrica e sulle occupazioni delle stesse. Lo studio di questo periodo ci permette di analizzare uno strumento di lotta molto interessante per quanto riguardava l’organizzazione delle Fabbriche durante le occupazioni. Gli operai, in quel tempo di grande fermento rivoluzionario, avevano capito che non bastava più lottare per interessi “particolari”, ma che era arrivato il momento di espropriare i mezzi di produzione della classe padronale per non esserne più soggetti e ricattabili. E questo attraverso l’autogestione e il collegamento tra realtà lavorative divise in federazioni (federazioni dei consigli di fabbrica). Non era la rivoluzione sociale, ma sicuramente era un passo importantissimo verso essa: una presa di coscienza da parte della classe operaia di come le cose potessero cambiare solo attraverso l’autogestione e l’azione diretta, rifiutando la delega (collaborazionista) dei sindacati confederali e dei partiti. Furono proprio questi ultimi a mettere i bastoni tra le ruote arrivando ad un’intesa con i padroni, che avrebbero dovuto lasciare qualche piccola concessione ai lavoratori per farli ritornare tra le fila e per far cessare le occupazioni. Questa storia, se pur con dinamiche e situazioni diverse, si è ripetuta in diverse occasioni fino ai giorni nostri. Oggi il mondo è completamente cambiato rispetto al 1920. La voglia di riscatto e di rivalsa della classe operaia sembra ormai sopita da tempo. La competizione, l’individualismo e il disinteresse sembrano dilagare ovunque. Tuttavia certe dinamiche le possiamo ritrovare: la presenza di sindacati confederati (cgl, cisl, uil), che hanno ormai monopolizzato le lotte nei vari settori (con isolate eccezioni) e che si arrogano il diritto di essere gli unici rappresentanti all’interno degli ambienti lavorativi. Queste organizzazioni gerarchiche, preoccupate solo del numero dei tesserati, sono completamente scollate dai lavoratori stessi; vanno al governo e prendono accordi sulla nostra pelle, esattamente come nel 1920 con Giolitti. Sono sindacati a cui non interessa scardinare la logica di sfruttamento capitalistico, anzi la regolarizzano. In questo modo il potere decisionale dei lavoratori negli anni è arrivato a zero e ne abbiamo avuto l’ennesima prova agli inizi dell’emergenza Covid-19, quando molti lavoratori scioperarono in modo spontaneo e autonomo. Dopo poco Confindustria, governo e sindacati confederati decisero con una legge chi poteva rischiare la vita sul posto di lavoro e chi no. Chi continuò a protestare contro questa situazione venne sanzionato o anche licenziato, perché ormai la “legge” parlava chiaro. Certe dinamiche di potere non sono affatto cambiate in tutti questi anni, anzi sono diventate più articolate e forse più difficili da scardinare, ma tanto tempo fa dei lavoratori come noi sono riusciti a mettere in crisi tutto questo sistema tramite l’autogestione, senza deleghe, senza compromessi, solo con l’azione diretta e il mutuo appoggio. Leggendo questa storia, si può capire come i sindacati riformisti e i partiti politici non lottino davvero per l’emancipazione dei lavoratori, ma fungano solo da controllori, pronti ad agire per dare qualche contentino e, qualora qualcosa vada storto, per addolcire la pillola, facendo sì che tutto rimanga sotto controllo. Ragioniamo sugli errori fatti dalle lotte del passato e impariamo a prendere spunto dagli strumenti che si sono rivelati utili. Non facciamoci più fregare!

Contro tutti gli stati. Contro tutti i padroni. Per la rivoluzione sociale.

Che questo scritto possa essere strumento d’ispirazione e spunto di riflessione per tutti i lavoratori e le lavoratrici, sulle lotte passate e su quelle che ci aspettano.

Scarica il testo: Storie del movimento operario – Alessandro Minnella

Nell’immagine: Guardie rosse durante l’occupazione delle fabbriche dell’autunno del 1920.

BERGOGLIO. IL VOLTO E LA MASCHERA

Parte uno:

Parte due:

L’itinerario del papa più amato da certa sinistra italiana, il gesuita approdato in Vaticano per sistemare gli scheletri nell’armadio della Chiesa Cattolica, dalla pedofilia ai conti neri della banca vaticana.
Bergoglio, a capo dei gesuiti argentini negli anni feroci della dittatura, quando gran parte della Chiesa si schierò con i torturatori e gli assassini, si è nutrito di peronismo e dell’ambigua Teologia del Pueblo.
La strategia comunicativa di un papa al passo con i tempi, populista e reazionario, un gesuita che attacca la libertà delle donne, degli omosessuali delle persone transessuali.

Ne parleremo con Daniele Ratti dell’Ateneo Libertario di Milano.

Storia di Nedo. Disertore, partigiano, anarchico.

Giacomo Tartaglino nasce a Mongardino nel 1878 e muore ad Asti nel 1961. Tartaglino, nome di battaglia da partigiano “Nedo”, inizia la propria attività politica come socialista e sindacalista tra i ferrovieri. Durante la Prima Guerra Mondiale organizza una rete che permette l’espatrio clandestino di centinaia di disertori. Disertore egli stesso, sarà una guardia rossa sulle barricate di Monaco. Ritornato in Italia, durante gli anni del fascismo, subirà numerosi fermi e perquisizioni dalla polizia fascista, fino al 1944, anno in cui partecipa alla Resistenza come partigiano combattente. Nel dopoguerra aderirà alla neonata Federazione Anarchica Italiana, facendosi promotore del Gruppo Anarchico “Pietro Ferrero”, con sede ad Asti in via Mazzini n. 6.

Quello che vi proponiamo di seguito è un estratto dall’opuscolo “Storia di Nedo. Disertore, partigiano, anarchico”. Questo piccolo lavoro, autoprodotto dal nostro centro di documentazione CDL Felix, doveva essere presentato proprio in questi giorni. La pandemia ne ha impedito l’uscita ma vogliamo comunque condividerne con voi qualche pagina, in attesa di poter presentare l’intero lavoro in una sede più congrua.

Scarica l’opuscolo qui: Storia di Nedo – estratto

 

Il medico anarchico Virgilio Bottero

Articolo su Virgilio Bottero: astigiano emigrato in Uruguay, medico, anarchico e volontario in Spagna. Perché l’antifascismo non è iniziato l’8 settembre e non si è combattuto solo in Italia.
Per leggere la biografia completa e gli scritti, visitare il seguente link, dal quale è possibile scaricare l’opuscolo edito per CDL Felix: https://cdlfelix.noblogs.org/files/2018/09/Il-medico-di-Luce-Testo.pdf

Cosa c’entrano gli anarchici con la cucina cinese in Europa?

Il movimento anarchico cinese nasce all’inizio del Novecento, nel periodo coincidente con gli ultimi anni della dinastia Qing (1907-1911), quando furono pubblicate le prime riviste anarchiche: Tian yi (Giustizia Naturale) a Tokio, e Xin shi (Nuovo Secolo) a Parigi.
I fondatori del movimento anarchico cinese venivano per lo più dalla Lega Rivoluzionaria (Tongmen hui) di Sun Yat-Sen che, nel 1905, promuoveva una rivoluzione repubblicana contro la monarchia costituzionale dei Manchu.

Nucleo teorico fondamentale di questi anarchici è lotta contro lo Stato in campo politico, contro il capitalismo in quello economico e contro la religione in quello morale.
La società vera e propria è quella che permette liberi scambi tra gli individui, il mutuo soccorso, la felicità comune per tutti, il godimento di ogni cosa e la liberazione dal controllo imposto dalla forza di pochi. Ecco ciò che l’anarchismo intende realizzare. Tuttavia, i governi di oggi sono organizzati da pochi, che a loro volta emanano leggi che sono vantaggiose per quei pochi […]. Di conseguenza, lo Stato è il distruttore della società giusta. Insomma, quel che vogliamo è la distruzione del distruttore della società giusta” (Li Shizeng).

Anche il Confucianesimo non passa indenne sotto l’analisi di questi militanti, che lo attaccano in modo indiretto rimproverando ai seguaci di Confucio di averlo considerato santo e di aver così perpetuato un’adozione acritica delle sue parole, senza passarle al vaglio delle mutate condizioni storiche.
Alla venerazione delle tradizioni, i libertari cinesi oppongono la necessità di pensare a una società guidata dalla scienza, dai valori del comunismo non statale e del femminismo. Li Shizeng si augurava specificatamente una rivoluzione femminile. Egli era convinto che le donne avrebbero potuto raggiungere la libertà (ziyou), l’indipendenza (zili), il libero matrimonio o convivenza (peihe), se esse avessero raggiunto l’eguaglianza economica. Shizeng faceva risalire le forme di ineguaglianza economica di allora – da cui la servitù nel matrimonio – alle leggi e, in ultima analisi, al Governo. Pertanto, “una rivoluzione che rovesci il Governo è requisito importante per una rivoluzione femminile” che possa infine portare alla “libertà e autosufficienza (ziyou zide) delle donne.

Nel 1902 arrivarono a Parigi venti studenti, alcuni inviati dal Governo e altri per scelta personale. Fra essi vi erano Li Shizeng e Chang Qingqiang, entrambi appartenenti a importanti famiglie. Li Shizeng era figlio di un potente funzionario statale, e una volta a Parigi si diede allo studio della biologia e alla propaganda anarchica. Chang Qingqiang era figlio di un facoltoso uomo d’affari, e questo lo metteva in grado di finanziare generosamente la causa rivoluzionaria.

Chang infatti fondò la Dongyong Company, una società commerciale che, fra il 1902 e il 1906, attirò a Parigi diversi giovani compaesani di Chang, con l’offerta di un lavoro che consentisse loro di proseguire gli studi. Molti di loro, fra cui Chu Minyi, divennero attivisti nel movimento anarchico. L’attività imprenditoriale cinese portò all’apertura di una casa da tè e, nel 1906, ad una stamperia che pubblicò, sebbene per poco, una rivista illustrata. Inoltre, venne fondata l’associazione Far Eastern Biological Study Association, con un laboratorio accanto alla stamperia che arrivò a selezionare e produrre un nuovo tipo di fagiolo e a dare lavoro a trenta studenti.

Quando non lavoravano, i ragazzi dovevano fare pratica di cinese e francese e studiare materie scientifiche. Il fumo, il bere e il gioco d’azzardo erano assolutamente proibiti. Alcuni, come Li Shizeng, avevano anche una forte attenzione per la questione animale ed erano vegetariani. Tale pratica rimarrà uno dei punti fondamentali della “Società della coscienza”, roccaforte dell’anarchismo in Cina, fondata a Canton nel 1912 da Shi Fu.

L’idea di affiancare studio e lavoro nasceva da un’esigenza pratica per i giovani studenti, i quali dovevano riuscire a mantenersi agli studi, ma anche da motivazioni di carattere teorico, derivanti dalla necessità di dedicarsi tanto ai lavori manuali che a quelli intellettuali.
È proprio all’interno di questa comunità che nasce uno dei primi nuclei del movimento anarchico cinese. Organo di questo gruppo era il settimanale: Xin shiqi (Il Nuovo Secolo) che, dal 1907 al 1910, propugnò la causa rivoluzionaria e anarchica presso gli studenti e gli intellettuali cinesi di tutto il mondo, arrivando nel tempo a far penetrare il suo messaggio anche dentro i confini della madrepatria. Più grande d’età e più dotato di esperienza, Wu Qihui divenne la figura più di spicco del gruppo anarchico parigino, mentre Li Shizeng ne fu piuttosto lo “spirito guida”.

Il gruppo aderì all’Anarco-Comunismo e i riferimenti principali erano Michail Bakunin, Petr Kropotkin, Elisée Reclus, Errico Malatesta e Jean Grave, autori che saranno in parte tradotti dallo stesso Shizeng.

Dopo la Rivoluzione del 1911, che porta all’abdicazione dell’imperatore Pu Yi, la maggior parte dei membri del gruppo anarchico di Parigi è nuovamente in Cina. Qui Wu Qinhui, Li Shizeng, Chang Qi, e Wang Qingwei fondano nel 1912 la Qinte hui (Società per il Progresso Morale). Parallelamente in Francia, sempre per opera di libertari, nasce la Liu faqianxue hui (Società per lo Studio Frugale in Francia).
Scopo di queste società è la promozione di una vita semplice e a basso costo, che consentisse agli studenti di trasferirsi in Europa e viverci il tempo necessario per completare la loro istruzione. Non c’era un vero e proprio obbligo per loro di lavorare, nel caso essi avessero già fondi sufficienti al mantenimento.
La società forniva loro istruzioni e notizie sulla vita e lo studio all’estero e rudimenti della lingua, attraverso dei corsi preparatori che si tenevano a Pechino.

Coerentemente con l’ispirazione anarchica, anche la scuola avente sede in Cina non aveva funzionari, e non c’erano tasse di iscrizione: le spese vive venivano sostenute con l’apporto solidale di tutti i membri.
Gli studenti dovevano impegnarsi per un percorso di studi all’estero di almeno tre anni, e le materie di studio venivano scelte in base alla durata del percorso. Moltissimi dei giovani emigrati in Francia trovarono impiego in quelli che furono a tutti gli effetti le prime attività di ristorazione cinese presenti sul territorio europeo.

Le necessità pratiche di sussistenza di questi anarchici cinesi, si trasformarono così in una possibilità di contatto tra diverse culture alimentari. Tale fortunato incontro avrà negli anni a venire l’enorme successo che tutti conosciamo.

La figura più importante di questa storia è proprio Li Shizeng che, nel 1908, aprì la Usine de la Caseo Sojaine: una delle prime pionieristiche aziende di produzione e di distribuzione di derivati della soia (tofu, latte, formaggi e affettati vegetali) in Europa.

Sempre Shizeng fonderà nel 1914 il primo ristorante cinese di Parigi.

Fonti:

Anna Piana, Il movimento anarchico nella Cina Pre-repubblicana e Repubblicana, tesi di laurea magistrale in Lingue e culture dell’Asia Orientale, Università Ca’ Foscari di Venezia, relatore Guido Samar/ani, a.a. 2012-2013 (http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/3288/812771-1149820.pdf?sequence=2, consultato il 10/04/2020).

Jan Jacques Gandini, Anarchici in Cina, in A rivista anarchica, anno 23 n. 197, febbraio 1993 (http://www.arivista.org/?nr=197&pag=197_12.htm, consultato il 10/04/2020)

Marco Novarino, Le origini dell’anarchismo in Cina e i rapporti con il movimento libertario internazionale (1901-1911), in Rivista storica del socialismo, anno I, n. 2, 2016 (https://iris.unito.it/retrieve/handle/2318/1618760/282337/Riv.%20Storica%20Socialismo%20Novarino.pdf, consultato il 10/04/2020).

https://www.soyinfocenter.com/pdf/144/LiYy.pdf, consultato il 10/04/2020.

https://www.anarcopedia.org/index.php/Li_Shizeng, consultato il 10/04/2020.

SPAGHETTI DELL’ANARCHICO LI SHIZENG (Spaghetti saltati con verdure e tofu)

INGREDIENTI per 2/3 persone:

Spaghetti di riso o soia (1 nido per persona)
1 carota
2 gambi di sedano
Zenzero fresco a piacere
Cipolla a piacere (o porro)
2 foglie di cavolo verza
1 panetto di tofu
Salsa di soia
Olio di semi

Per prima cosa stai attento e ricorda: Li Shizeng giudicherà la tua ricetta!

Lavare e tagliare le verdure (quelle indicate sono la base, è possibile aggiungere tutte le verdure di stagione a piacimento). Affettare il tofu.

Nel frattempo ammollare gli spaghetti in acqua calda (segui le istruzioni sulla confezione dei tuoi spaghetti).

Ungere bene il wok con l’olio di semi e aggiungere tofu e verdure (se gradito, è possibile aggiungere anche peperoncino). Se non hai un wok, usa la padella più grande che hai, meglio se un po’ profonda. Saltare le verdure e, se occorre, aggiungere un po’ di acqua: devono rimanere croccanti.

Una volta pronte le verdure, aggiungere gli spaghetti dopo averli scolati. Gli spaghetti sono pronti per essere messi in padella quando è possibile dividere comodamente i nidi: non devono però risultare eccessivamente viscidi. Saltare il tutto aggiungendo salsa di soia a piacere.

Mescolare sul fuoco facendo attenzione a non far attaccare gli spaghetti alla padella per qualche minuto.

Servire caldo e, se necessario, aggiungere ancora salsa di soia.

Chi è LI SHIZENG e cosa diamine c’entrano gli anarchici cinesi con spaghetti alle verdure e tofu?

Li Shizeng fonderà nel 1908 la prima azienda di produzione di tofu in Francia e, sei anni più tardi, il primo ristorante cinese a Parigi. In queste realtà troveranno lavoro le prime comunità di giovani libertari provenienti dalla Cina… leggi l’articolo completo: https://lamicciaasti.noblogs.org/post/2020/04/14/cosa-centrano-gli-anarchici-con-la-cucina-cinese-in-europa/