FUOCO ALLE GALERE

Sull’onda della mobilitazione in solidarietà ad Alfredo Cospito contro il 41 bis, nell’ultimo anno abbiamo alimentato la lotta anticarceraria sul nostro territorio con dibattiti, presidi e con i saluti sotto al carcere di Quarto d’Asti, con l’obiettivo di rompere il silenzio e l’isolamento in cui lo Stato vorrebbe relegare le persone recluse. Negli ultimi giorni siamo statx tuttx colpitx dall’ennesimo pestaggio all’interno del carcere di Reggio Emilia, dove si vede un detenuto di 40 anni incappucciato e inerme pestato a sangue da un gruppo di 10 guardie. Quelle immagini hanno scatenato indignazione e dibattiti anche in ambienti normalmente impermeabili al tema della violenza istituzionale delle carceri. Ma anche davanti ad un fatto così indifendibile, l’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) ha strumentalizzato senza alcuna vergogna l’episodio per portare avanti le lamentele e le richieste delle guardie del carcere di Quarto d’Asti. Nello specifico denunciano mancanza di personale, luoghi di lavoro insalubri, turni massacranti e mancanza di sicurezza per il personale. Riteniamo che la condizione di sovraffollamento del carcere (in questo momento ad Asti ci sono 271 detenuti su 205 posti), sia un problema che colpisce innanzitutto la qualità della vita dei detenuti. Lo stesso vale per le condizioni insalubri della struttura in cui le persone recluse passano 24 ore al giorno per anni e non solo le 8 ore lavorative come le guardie. Ribadiamo l’assurdità di denunciare le condizioni insalubri per il personale e allo stesso tempo lamentarsi dei numerosi accessi in ospedale dei detenuti. Si tratta evidentemente per le guardie di un semplice intoppo nelle attività quotidiane e non di necessità primarie di esseri umani la cui salute è messa a repentaglio proprio dalle condizioni inumane e degradanti di vita a cui sono costretti. Il comunicato dell’Osapp allude poi al fatto che il potere all’interno delle carceri sia in realtà in ma-no ai detenuti e non alle guardie, e che le “vere vittime” siano le guardie stesse, concetto con cui cercano di sminuire la gravità del pestaggio di Reggio Emilia e dei quotidiani episodi di violenza che avvengono nelle carceri, di cui la maggior parte non arriva mai sui giornali. I sindacati di polizia con l’appoggio dell’informazione mainstream cercano sempre di più di far finire nel dimenticatoio le immagini della mattanza di Santa Maria Capua Vetere, delle morti di Modena, delle torture e pestaggi nelle carceri di Rebibbia, Torino, Cuneo, Ivrea… e la lista delle brutalità all’interno delle carceri perpetrate dalle guardie è lunga. Noi non dimentichiamo. Chi ha il potere assoluto in un carcere? Il sistema carcerario è strutturalmente violento: un regime fatto di secondini e direttori che hanno il totale controllo della violenza, la libertà di decidere sulla salute delle persone rinchiuse scegliendo a propria discrezione se e quando chiamare un medico per una visita o un controllo, di punirle o isolarle arbitrariamente. Di fatto hanno il potere di regolare la vita degli individui attraverso regole incomprensibili che mirano all’infantilizzazione, per esempio con la pratica delle “domandine”, che regolamenta la totalità delle richieste che una persona detenuta può fare anche per le questioni più semplici e basilari che riguardano la vita quotidiana. Ci raccontano che le guardie non sanno se “torneranno vive a casa” dopo il turno di lavoro (se si può chiamare lavoro), ma i dati, le cronache, le storie dei detenutx e dei famigliari ci dicono che ogni due giorni un detenutx si uccide per le condizioni insostenibili in cui sono costrettx a vivere, senza contare le persone che muoiono per mancanza di cure e per un sostanziale abbandono. Abbiamo chiuso il 2023 con 69 suicidi, per lo più per impiccamento e da inizio 2024 siamo già a 20 persone. L’ultimo si è tolto la vita impiccandosi dentro un lager di Stato per le persone senza documenti, chiamato CPR. Queste non sono morti in carcere, sono morti di carcere, omicidi di Stato per cui nessuno è però chiamato ad assumersi alcuna responsabilità. Tornando a ciò che succede a due passi da casa nostra, non smetteremo mai di raccontare i fatti del 2004 di Quarto d’Asti quando due detenuti vennero condotti nelle celle di isolamento prive di vetri nonostante il freddo intenso, senza materassi, lenzuola, coperte, lavandino, sedie, sgabello. Gli venne razionato il cibo, impedito di dormire, furono insultati e sottoposti nei giorni successivi a percosse quotidiane anche per più volte al giorno con calci, pugni, schiaffi in tutto il corpo e giungendo, nel caso di uno dei due, a schiacciargli la testa con i piedi e a strappargli a mani nude il codino come regalo di natale da parte di una guardia al suo collega. Ai tempi dei fatti il direttore del carcere era Domenico Minervini. Nel Dicembre 2023 ci ricasca di nuovo e torna agli oneri delle cronache per essere stato indagato nel processo sulle torture avvenute nel carcere di Torino nel periodo tra aprile 2017 e ottobre 2019. Accusato di aver ignorato le segnalazioni sulle violenze. Sanzionato con 350 euro di multa. La lista infinita di violenze che la popolazione carceraria subisce non rimane sempre senza risposta perché nonostante le ripercussioni c’è chi continua a ribellarsi e a non abbassare la testa davanti ai soprusi quotidiani che subisce. L’unico mezzo che i detenuti hanno per far sentire la propria voce è la protesta attraverso battiture, scioperi del carrello, ammutinamenti, scioperi della fame e rivolte. Queste pratiche diffuse e frequenti vengono silenziate e screditate dai mezzi di comunicazione che le raccontano come reazioni prive di senso, senza mai dare voce alle motivazioni che le hanno innescate. Il coraggio delle persone recluse che decidono di ribellarsi ci racconta che le prigioni non possono essere riformate o abbellite, ma solo distrutte. Ribadiamo che il carcere è l’istituzione creata dallo Stato per punire e disumanizzare gli esseri umani ritenuti scarto o chi decide di ribellarsi contro il sistema di oppressione e sfruttamento, dove tuttx noi sia costretti a sopravvivere. Il carcere basa le sue fondamenta sul controllo, l’isolamento, l’umiliazione, la privazione e la violenza. Sappiamo bene che la lotta contro le galere è un pezzettino di una lotta rivoluzionaria più ampia che mira alla distruzione del modello sociale attuale per la costruzione di una società senza padroni, che la faccia finita con gli Stati, le sue prigioni, le sue frontiere, con un’elite enormemente ricca che sfrutta la maggioranza delle persone e devasta l’ambiente accrescendo anno dopo anno la disuguaglianza economica. Ma sappiamo altrettanto bene che nessuna lotta sociale per un mondo più equo, basato sulla solidarietà e non sull’oppressione, possa fare a meno di confrontarsi con la questione carceraria. Non esiste prospettiva di cambiamento reale nella società senza includere in questo cambiamento anche chi subisce le forme di oppressione più estreme e violente, e una riflessione sulla gestione collettiva del conflitto e del disagio.

Invitiamo tutti e tutte ad unirsi a noi per vedere e sentire di persona quanto quei muri siano di per sé una violenza disumana, impossibile da riformare. Approfittiamo di questi pensieri per portare solidarietà a tuttx i/le compagnx colpitx dalla repressione che mira a sotterrare sotto anni di galera la propaganda, le pratiche anarchiche e chiunque decida di lottare contro questo esistente. Dal buco nero del 41 bis fino alle galere Ungheresi SOLIDALI E COMPLICI CON CHI È RECLUSX E CON CHI LOTTA !

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CONTRO TUTTE LE GALERE – ROMPIAMO L’ISOLAMENTO

Sabato 6 maggio ci siamo ritrovatx sotto le mura del carcere della nostra città, a Quarto d’Asti. Sull’onda della lotta portata avanti da Alfredo Cospito e la mobilitazione internazionale al suo fianco abbiamo provato a rompere quel muro di silenzio e isolamento che divide I prigionieri dal resto della città.
Abbiamo raccontato a tuttə loro dello sciopero della fame di Alfredo e  che per le strade e per le piazze si è lottato contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo per più di 6 mesi e non solo in Italia, abbiamo raccontato che ad oggi molte persone sanno che le punte di diamante del sistema carcerario italiano, sono strumenti di morte, annichilimento, tortura e che Il 41 bis e l’ergastolo non sono “condanne sproporzionate” solo per Alfredo, ma sono lente condanne a morte per tutte le persone che li subiscono.
Abbiamo parlato delle rivolte del marzo 2020 e di come lo stato le abbia represse nel sangue uccidendo 1 persone,  degli 84 suicidi in carcere nel solo anno 2022, abbiamo gridato con forza che vogliamo tuttx liberx e che fuori per le strade continuaimo a lottare per far si che di galere e Cpr, le prigioni per chi è senza documenti, rimangano solo macerie.
Abbiamo gridato la nostra solidarietà oltre quelle mura a tutta la popolazione carceraria, comunicando che sappiamo le condizioni in cui sono costretti a vivere, una situazione di sovraffolamento, in questo momento sono in 282 su 205 posti disponibili. Nelle celle non c’è l’acqua calda. 
Abbiamo raccontato cos’è successo nel 2004 all’interno delle mura in cui si trovano, dove un detenuto era stato rinchiuso in una cella d’isolamento nudo, che in quella cella non c’erano neanche i vetri alle finstre, non c’era un materasso, l’unico cibo che gli davano era pane e acqua e le guardie lo hanno picchiato per mesi, fratturandogli una costola. Abbiamo raccontato che i medici all’interno non dissero nulla e che una guardia strappò a mani nude la  coda dei capelli del detenuto per regalarla al suo collega come regalo di natale. 
Le reazioni solidali dall’interno non si sono fatte attendere, rompendo per un giorno quel muro di cinta che ci divide, rompendo quel silenzio fatto di guardie, isolamento e violenza.
Mentre scriviamo queste poche righe c’è chi continua a lottare all’interno delle galere, un detenuto nel carcere di Bancali, Domenico Porcelli, 49 anni ha iniziato uno sciopero della fame da circa due mesi in solidarietà ad Alfredo Cospito e per protestare contro il prolungamento della misura del 41 bis nei suoi confronti, ha perso 15kg, ha deciso dal 3 maggio, di rifiutare le flebo e la sua salute è in condizioni critiche. 
Un altra storia di cui vogliamo parlare è quella di Alessio Attanasio un detenuto in stato di detenzione cautelare per dei fatti successi nel 2001,lui ha già scontato trent’anni di carcere di cui venti ininterrottamente in regime di 41 bis, al momento dopo un periodo di detenzione nel carcere di Massama nella sezione ad alta sicurezza (AS1) ad Oristano è stato ritrasferito in regime di 41 bis a Nuoro pur nonostante non ci siano i presupposti. Alessio in questo momento è in isolamento totale: non gli è permesso avere un fornelletto per scaldare i cibi, non ha la televisione, gli sono stati tolte le ante dell’armadio, non può continuare gli studi, lui è iscritto all’univesità di Sassari presso la  facoltá di Giurisprudenza, gli è stato negato di usare il computer per scrivere, studiare e visionare i suoi atti processuali. Dal 5 Marzo 2023 Alessio ha iniziato uno sciopero del vitto in solidarietà ad Alfredo Cospito.
In tanto il carcere continua ad uccidere, da inizio anno sono morte quasi 80 persone tra cui due detenuti entrambi ristetti nel carcere di Augusta nel Siracusano, deceduti in ospedale a distanza di un mese l’uno dall’altro per le conseguenze di uno sciopero della fame uno portato avanti per 60 giorni l’atro da 41, due persone, due essere umani morti nella totale indifferenza  nelle mani dello stato. 
Continuiamo a rilanciare fuori da quelle mura il coraggio e la forza di chi dentro continua a lottare contro la brutalità della detenzione.  
CONTRO TUTTE LE GALERE – TUTTX LIBERX 
SOLIDARIETÀ A TUTTX I/LE RECLUSX

PROSSIMI APPUNTAMENTI

TORINO
sabato 20 maggio
h 13 pranzo con distro e mostra informativa sulla lotta anticarceraria all’ex lavatoio occupato – corso benedetto brin 21, Torino
h 18 presidio solidale sotto le mura del carcere Lorusso e Cotugno Torino – appuntamento al capolinea tram 3
https://gancio.cisti.org/event/presidio-al-carcere-delle-vallette-4

sabato 27 maggio
h 17 saluto al carcere minorile di Torino Ferrante Aporti (via Berruti e Ferrari)
https://gancio.cisti.org/event/saluto-al-carcere-minorile-ferrante-aporti-via-berruti-e-ferreri-torino

MILANO
domenica 21 maggio
h 17 presidio al carcere di San Vittore, piazzale Aquileia, Milano
https://lanemesi.noblogs.org/post/2023/05/14/presidio-al-carcere-di-san-vittore-milano-21-maggio-2023/

BOLOGNA
domenica 21 maggio
h 17 presidio al carcere della Dozza, via del Gomito, Bologna. Ritrovo in Piazza dell’Unità alle 16 per andare insieme in bus (linea 25)
https://brughiere.noblogs.org/post/2023/05/16/bologna-presidio-al-carcere-della-dozza/

ANCHE IL CIELO PIANGE, OGGI


Carlo è una di quelle persone che lascia l’impronta. Chiunque lo abbia conosciuto, oggi, sente un vuoto. Ha saputo mettere allo specchio i volti di chi ha incontrato nella sua vita. Ha saputo mettere allo specchio la nostra città, la nostra comunità. Carlo non ha semplicemente fatto delle “cose” con le persone. Carlo ha saputo inserire il suo agire, il suo pensare, il suo costruire relazioni nei cicli della Storia umana. Carlo ha saputo mantenere l’equilibrio tra il posizionamento politico nei processi della Storia e l’umanità di tutti i giorni. Carlo non si è mai arreso al Realismo Capitalista generato dalla (come avrebbe detto lui) “cultura dominante”. Carlo ha costruito ponti tra le difficoltà degli individui e i processi collettivi di liberazione.
La stessa collettività in cammino per la quale ha sempre generosamente combattuto, si incontrerà Domenica 4 Dicembre alle ore 15.30 presso la sede del Coordinamento Asti est, in Via Monti, per condividere, ognuno a suo modo il ricordo di Carlo, per riflettere su cosa Carlo ci ha lasciato, la sua eredità, il suo esempio.
Lunedi 5 Dicembre alle ore 11.30 accompagneremo il compagno Carlo al Tempio Crematorio del cimitero di Asti per l’ultimo saluto.

Il Coordinamento Asti est

RACCOLTA SOLIDALE

Il 21 giugno un gruppo di attivistə no border ha nuovamente occupato uno spazio abbandonato sul confine, trasformandolo in un rifugio autogestito, in solidarietà con quanti ogni giorno mettono a repentaglio la propria vita per attraversare una frontiera razzista e assassina. Una frontiera che non significa nulla per i turistə che indisturbati la attraversano comodamente ma che, quest’anno, nel solo mese di gennaio ha già ucciso due persone: Fatallah Bellhaf e Ullah Rezwan.

Il rifugio si trova a Cesana e moltissime persone vi sono transitate in questi mesi, trovando un luogo reso accogliente dal supportato di quantə lo hanno vissuto o supportato da lontano. Anche qui da Asti possiamo fare qualcosa. Gli occupanti hanno stilato un elenco di beni di cui c’è stretto bisogno. Nelle prossime settimane, fino al 9 ottobre, organizzeremo una serie di punti di raccolta in città e porteremo poi il tutto direttamente al rifugio. Di seguito l’elenco di quanto richiesto e i luoghi dove poter lasciare il materiale:

– telefoni usati
– power banks
– zaini
– scarpe da montagna (38-44)
– scarpe da ginnastica
– occhiali da sole
– cappellini
– bastoni da trekking
– pantaloni da trekking
– maglie termiche
– vestiario da montagna
– cuscini
– materassini
– sacchi a pelo/ coperte
– tappeti
– colori (pittura, matite, pennarelli, pastelli)
– corde in polipropilene
– farmaci da banco e da primo soccorso: tachipirina, aspirina, cerotti, disinfettante…
– cibo: olio, scatolame (pomodoro, legumi), spezie, barrette energetiche
Se non possiedi nulla di quanto sopra o non sai bene cosa comprare, puoi lasciare un contributo economico. Ci occuperemo noi di andare a comprare, con i soldi raccolti, quanto necessario.

PUNTI DI RACCOLTA AD ASTI:
– Spazio Sciallo , Parco Monte Rainero, Corso Milano (da giovedì a domenica orario 18-00).
– Diavolo Rosso , Piazza San Martino (da mercoledì a domenica orario 20-02).
– Laboratorio Autogestito La Miccia, Via Toti, 5 (mercoledì sera dalle 21 alle 23).

L’ultimo giorno di raccolta sarà domenica 9 ottobre al bosco dei partigiani ad ESPLOSIONI22: Ogni tempesta comincia con una singola goccia.
#solidarietà #nobordersnonations

09 OTTOBRE @ DIAVOLO ROSSO – ESPLOSIONI 2022 PER IL ROJAVA!

A causa delle previsioni meteo l’evento si terrà Domenica 09 Ottobre al Diavolo Rosso, Piazza San Martino 4, Asti.


Domenica 09 ottobre @ Boschetto dei Partigiani, Asti – una tappa della tre giorni per ricordare Orso e dare solidarietà alla lotta per la libertà in Rojava.

La rivoluzione del Rojava ha compiuto dieci anni. La notte del 19 luglio del 2012 le YPG (Unità di Protezione del popolo) prendono il controllo delle  strade d’accesso e di uscita della città di Kobane, in Siria, mentre la popolazione in armi occupa le sedi istituzionali dello Stato siriano. Inizia un processo rivoluzionario ispirato ai principi del confederalismo democratico. Un esperimento di democrazia diretta e senza Stato che prende le mosse dal municipalismo libertario, dall’ecologia sociale e dal femminismo, realizzando una convivenza pacifica tra i diversi popoli che abitano il territorio. Questo progetto concreto di cambiamento radicale della società è oggi più che mai a rischio, sotto la minaccia militare del governo islamista turco. Erdogan è riuscito infatti in questi ultimi mesi di guerra a presentarsi come mediatore del conflitto russo-ucraino, incassando il sostegno della NATO e riuscendo a strappare accordi criminali, come quello che sancisce il ritiro della protezione per i dissidenti curdi in Finlandia e Svezia. La situazione nei territori curdi è oggi più che mai drammatica ed è di pochi giorni fa (29 agosto) la notizia dell’ennesimo attacco turco, questa volta ai danni del campo profughi di Maxmur.

Di fronte a tutto questo sentiamo il dovere di accendere i riflettori su quanto sta accadendo in quei luoghi, di portare la nostra solidarietà a chi sta resistendo e di discutere insieme di un progetto rivoluzionario prezioso e vitale tanto per chi abita quei luoghi tanto per chi vive in Europa.

Abbiamo deciso di fare tutto questo nel ricordo di Lorenzo “Orso” Orsetti: anarchico caduto in combattimento in Rojava, ucciso dai tagliagole dell’ISIS. All’incontro, durante il quale sarà inaugurata una targa presso il Bosco dei Partigiani, interverrà: Jack (volontario YPG), Selva Varengo (studiosa del pensiero municipalista ed ecologista sociale di Bookchin) e il padre di “Orso”, Alessandro.

MANIFESTO INDECOROSO

Una creatura si aggira per le strade della nostra città. Preti, governi e fascisti di ogni genere si sono alleati in una santa crociata contro di lei.
L’entità ha la faccia coperta ma non si nasconde. Il suo volto è coperto ma non ha paura perché sa una cosa: che le strade sicure le fanno le persone che le attraversano e non le divise o le telecamere. E oggi siamo in tanti, tante, tantu.
Gli occhi della creatura brillano attraverso il passamontagna. Lo sguardo provoca e sfida chi la preferirebbe remissiva, decorosa, rassicurante, magari vendibile sugli scaffali del supermercato o dentro un’urna elettorale, con un bell’arcobaleno per qualche quattrino o voto in più.
L’entità si aggira per queste strade e non vuole più essere legittimata, venduta, difesa da un ordine opprimente fatto di controllo e repressione. Vuole godere e far godere.
Il suo corpo è fluido e si snoda libero come il corso di un fiume, come lo scorrere delle sue acque e sfugge le categorie di chi vorrebbe incasellarla per sempre in un ruolo. Il suo corpo liquido non si lascia intrappolare e brilla al sole: favoloso, sinuoso, sfavillante, come le spire di un serpente.
Un serpente che non striscia ma fa bella mostra di sé: dei suoi tacchi a spillo, dei suoi peli, della sua ciccia, del suo corpo non produttivo, non conforme. 
Le mani della creatura si alzano a strappare i confini e le frontiere che ogni giorno dividono e uccidono. Nel Mediterraneo, in montagna. Nei ghetti dei raccoglitori di frutta e pomodori, nei cantieri dove la sicurezza è un lusso.
Le frontiere che sono ovunque in mezzo a noi: nelle leggi sul decoro che cacciano i poveri dai luoghi pubblici, nelle leggi sulla proprietà che negano una casa a chi non ce l’ha. Le frontiere tra i generi, che piegano i corpi e le soggettività erranti alle regole della famiglia, che ingabbiano le relazioni, fissano i ruoli, negano la possibilità di percorsi individuali fuori dal reticolo patriarcale, statale, religioso.
La creatura si aggira per le nostre strade e non ne vuole più sapere di un mondo diviso tra sommersi e salvati, tra cittadini e stranieri. Tra individui che sono maschi perché forti, violenti, ambiziosi. E persone che sono femmine perché hanno la possibilità e l’obbligo di sfornare figli, essere amorevoli, umili e sentimentali.
La creatura ha molte braccia e le sue mani stringono bottiglie piene di fiamme, speranze, desideri, rabbia. Rabbia per Cloe e per tutte le sorelle uccise, stuprate, molestate e vessate dalla violenza di chi ha incatenato ogni soggetto a un compito prestabilito fin dalla nascita. La sua rabbia esplode e divampa contro chi ci dice che ce la siamo cercata, che i nostri vestiti non erano appropriati. Contro chi vuole privarci della possibilità di decidere sul nostro corpo. Decidere come, quando e se avere dei figli. Decidere chi e come amare. Un incendio liberatore contro i molestatori che festeggiano una menzogna chiamata patria, tra un bicchiere di vino e una violenza sessuale. 
La creatura ha zampe di animale ma non vuole più essere carne da macello, non vuole più sentirsi come un pezzo di carne, come un oggetto inerte perché è un essere vivente, senziente. Non vuole più essere una macchina riproduttiva ma una scrofa, una cagna, una vacca libera.
Una creatura si aggira per le strade della nostra città. Non è uno spettro. È la lotta frocia, queer e trans-femminista: contro chi ci impedisce di costruire le nostre vite in autonomia. È una lotta che vuole fare macerie di questa società patriarcale e violenta fatta di esclusione, sfruttamento, massacri e guerre. Che vuole fare macerie di tutto questo perché ha braccia forti per ricostruire. Perché un mondo nuovo lx batte in petto. Un mondo fatto di libera sperimentazione, autogestione e mutuo appoggio. Un mondo che sta crescendo in questo stesso momento davanti ai vostri occhi.
Il primo pride è stato una rivolta. E ora? Rivoluzione.

CHIAMATA INTERGALATTICA @ ASTI

Sabato 16 luglio vieni al Pride unisciti alla Spezzona riprendiamoci le strade!

Il 16 luglio ci sarà il secondo Pride della storia della città di Asti. Al primo Pride abbiamo partecipato in modo critico e indecoroso, sfilando per le strade cittadine con la nostra Vulvatrix in testa e con lo striscione di apertura “fuori preti e governi dalle nostre mutande!”. 
Quest’anno torneremo in strada (più mostruosx ed indecorosx che mai), portando con noi tutta la forza dell’intersezionalità e delle lotte che ci hanno unito in questi anni: lotteremo contro la monociseteronormatività e contro ogni galera e frontiera” che intrappoli le nostre vite. Per l’abbattimento dei Cpr e contro l’omolesbobitransfobia. Per l’abolizione del controllo e dello sfruttamento dei corpi non conformi, non produttivi e non riproduttivi. Contro lo specismo e l’annientamento del vivente operato dall’economia capitalista. Per combattere la cultura dello stupro e il machismo presenti in ogni ambito della società. Contro l’abilismo, la grassofobia e la psichiatrizzazione dei nostri percorsi di autoderminazione. 
Non vogliamo essere legittimatx né protettx, rifiutiamo il vostro paternalistico ordine e la vostra soffocante sicurezza fatta di sbirri e telecamere. Le strade sicure le fanno le frocie che le attraversano con orgoglio e sorellanza e non le divise o  le adunate di alpini che prendono d’assedio le città in un tripudio di violenze a sfondo sessuale, machismo e vomitevole retorica patriottica.  
Non “invaderemo la città pacificamente”. Scenderemo in strada con rabbia, perché vogliamo vendetta per Cloe e per tutte le sorellx uccise, stuprate, molestate e vessate dalla violenza ciseteropatriarcale, sui posti di lavoro, nelle scuole, nelle strade e nelle famiglie.
Rivendichiamo l’autonomia sui nostri corpi e sulle scelte che ci riguardano, a partire dalla transizione di genere fino all’aborto, pratica che è sempre più difficile ottenere in sicurezza e gratuitamente. Negli USA a fine giugno la corte suprema ha invalidato la sentenza Roe vs Wade e, come conseguenza, 14 stati entro poche settimane aboliranno ogni possibilità di abortire e decine di milioni di persone rimarranno senza possibilità di interrompere un’eventuale gravidanza in modo sicuro. In Europa Polonia, Ungheria, Malta, Monaco, Lichtenstein, Slovacchia e Turchia pongono restrizioni severe all’aborto, in Italia l’obiezione di coscienza lo rende di fatto difficile da ottenere e spesso le persone che ne fanno richiesta sono bersaglio di violenza da parte dei gruppi pro-life.
Questo non è che l’ennesimo attacco patriarcale alla nostra autonomia e autodeterminazione, reso possibile dal patriarcato di stato e dalla tanto osannata democrazia. Fintanto che le nostre libertà saranno alla mercé di politicanti, giudici e polizia ci sarà sempre qualcuno pronto a portarcele via.
Il 16 luglio scenderemo in strada, non per mostrarci decorosx e rassicurantx, ma per scuotere la vostra presunta normalità oppressiva e violenta. Vogliamo riappropriarci della rabbia e rivendicarci la carnevalata, il cattivo gusto e la provocazione. Vogliamo dare espressione a tutte le soggettività invisibilizzate e cancellate dalla normatività dominante, dare voce: alla bisessualità, all’asessualità, al transito tra i generi, all’aromanticismo, alle non monogamie etiche… Perché non vogliamo lasciare nessuno indietro, perché vogliamo essere liberx di autodeterminarci oltre ogni genere e confine. Scenderemo in strada per creare spazi in cui ognunx possa esprimersi fuori dal modello eterocispatriarcale. Vogliamo vivere la nostra esistenza fuori da ogni binarismo, genere e confine preimpostato. Le nostre vite le costruiamo noi, saremo favolosamente mostrx, frocix e dissidentx.
 
no sbirri arcobaleno 
no politicanti
no rainbow washing 
lgbtqiacab <3 

Prima Assemblea Autogestione Boschetto

Venerdì 20 maggio come Laboratorio autogestito la Miccia abbiamo indetto un’assemblea aperta al Boschetto.

L’appuntamento voleva essere un tentativo di dare continuità a un percorso di lotta iniziato da qualche anno e culminato il 25 aprile con il corteo antimilitarista che ha rumorosamente attraversato le strade di Asti. Quell’evento si era concluso proprio in questo parco cittadino: negli anni trascurato dalle varie amministrazioni comunali e recentemente oggetto di tentativi securitari (proposte di ronde, chiusure notturne e telecamere), nonché di passeggiate elettorali varie.

La risposta al nostro appello è stata ottima e un buon numero di persone ha partecipato proponendo molte iniziative che stiamo progettando tutt* insieme e che si svolgeranno durante l’estate. Si è proposto di riproporre queste assemblee a cadenza mensile e di creare – attraverso gli eventi benefit che saranno proposti – una cassa solidale per continuare a far vivere il parco.

Perché questa è la nostra convinzione: che le strade sicure le facciano le persone che le attraversano, che i luoghi si possano sottrarre all’abbandono solo se ci si lavora insieme, dal basso, in modo orizzontale, condiviso e responsabile. A breve seguirà locandina con gli eventi che si svolgeranno a partire da giugno.

Per il momento un grazie a tutte le persone che hanno voluto condividere con noi la loro voglia di lottare per un Boschetto libero e autogestito! A presto!

Due righe sulle piazze di questi giorni ad Asti

“No alla guerra, vogliamo la pace”, questo è uno dei tanti slogan che in questi giorni abbiamo sentito in diverse piazze italiane e anche nella nostra città. Siamo rimasti positivamente sorpresi di vedere una grande partecipazione alla fiaccolata di giovedì sera organizzata dai sindacati confederali e da altre realtà astigiane.

Da anni come individualità e come collettivi portiamo avanti un identico NO alla guerra che per noi però non può essere disgiunto in alcun modo dalla lotta antimilitarista. Pena il ricadere in fantasie ingenue o in aperta ipocrisia. Soprattutto in un paese come l’Italia dove la spesa per l’industria bellica sale esponenzialmente di anno in anno, nonostante la pandemia, la crisi, la sanità al collasso.

Solo pochi mesi fa, a dicembre, a Torino è andato in scena l’aerospace and defence meeting: una vera e propria fiera delle armi che si svolge ogni anno a Lingotto. Qui le aziende italiane del settore e quelle internazionali si incontrano per prendere accordi commerciali, comprare e vendere armi da usare sulla pelle delle persone nei vari teatri di guerra. In quei giorni molte persone scesero per le strade di Torino e non solo per opporsi ai mercanti d’armi.

Le mobilitazioni furono decisamente più ridotte di quelle di questi giorni e con una copertura mediatica infinitamente minore. La guerra sembrava ai più un fatto lontano, anacronistico. Un fatto che in questi giorni abbiamo visto nuovamente irrompere con tutta la sua violenza nella storia dell’Europa.

Gli antimilitaristi non hanno il dono della preveggenza. Essi sanno però che non si può parlare di pace se si vive in un paese dove si spendono miliardi per le armi ed esistono fiere di morte come quella del Lingotto. L’Italia è in guerra da tempo. In Niger, Libia, Golfo di Guinea, stretto di Ormuz, in Iraq, nel Mediterraneo. La Sicilia è una vera e propria piattaforma logistica avanzata per le operazioni della NATO e delle forze armate italiane. I droni che sorvolano i vari scenari di guerra partono da Sigonella e gli ordini militari transitano dalla stazione Muos di Niscemi. Come antimilitaristx ci opponiamo con forza alla violenza della NATO, alla violenza di Putin, alla violenza di qualsiasi Stato e di qualsiasi esercito.

E oggi, di fronte al disastro della guerra in Ucraina, vogliamo ribadire che se vogliamo veramente la pace tra i popoli allora dobbiamo rivoltarci contro chi ci governa, smantellare pezzo per pezzo l’industria bellica, le fabbriche di armi e le basi militari. Finchè esisteranno gli eserciti le guerre non cesserranno.

Boicottiamo le loro guerre seguendo l’esempio delle compagne e dei compagni in Sicilia contro il Muos, in Sardegna contro le basi e le esercitazioni militari, dei portuali a Genova che fermano i carichi d’armi che attraccano al porto.

Non limitiamoci ad essere spettatori e spettatrici degli avvenimenti che si susseguono. I sindacati hanno sfilato per chiedere la pace. Il sindaco ha fatto il suo bel discorso. Ma oggi più che mai non ci servono belle parole e manifestazioni estemporanee di buoni sentimenti. Ci serve una lotta antimilitarista generalizzata, un’organizzazione dei lavoratori dal basso in grado di dichiarare uno sciopero generale contro la guerra!

Non aspettiamo, non deleghiamo, organizziamoci: ognuno con i propri mezzi. Ognunx con le proprie forze!

Per un mondo che sappia abolire le cause profonde della guerra. Che sappia dare un senso concreto alla parola pace.

VEDO TERRA – REPRESSIONE A GENOVA

Riportiamo il comunicato di Vedo Terra, collettivo studentesco di Genova colpito da misure repressive. Piena solidarietà!


Dopo un mese di occupazione e liberazione dell’Università, dopo aver attraversato le strade di questa città in testa ad un corteo di migliaia di persone, non riconoscendoci nella commemorazione istituzionale del ventennale del G8, ecco arrivare le prime denunce contro un nostro compagno.
Denuncia per invasione.
Per esserci ripresi/e uno spazio che ci appartiene, chiuso da più di un anno. Un’università che solo in quel momento è stata veramente pubblica, popolare e universale.
Due denunce per manifestazioni non autorizzate.
Per aver raccontato la realtà dei giorni del 2001, allontanandoci dalla retorica istituzionale deconflittualizzante tipica delle sinistre degli ultimi vent’anni.
A Genova ultimamente abbiamo visto misure repressive sempre più opprimenti, che hanno colpito tanti e tante compagni/e. Dalle varie denunce per i fatti di Corvetto, alle accuse di associazione a delinquere ai danni dei compagni del porto, fino alle misure amministrative di sorveglianza speciale che colpiscono ormai tutti quelli che alzano la testa contro i soprusi di questo sistema.
Non sono queste misure, atte ad intimorirci e dividerci, che ci fermeranno. Continueremo la nostra lotta verso un mondo più giusto, a partire dal rilancio dello sciopero generale dei sindacati di base dell11 ottobre.
A vent’anni dal G8 qualcosa l’abbiamo imparato: IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO.
COLLETTIVO VEDO TERRA – GENOVA 2021