FUOCO ALLE GALERE

Sull’onda della mobilitazione in solidarietà ad Alfredo Cospito contro il 41 bis, nell’ultimo anno abbiamo alimentato la lotta anticarceraria sul nostro territorio con dibattiti, presidi e con i saluti sotto al carcere di Quarto d’Asti, con l’obiettivo di rompere il silenzio e l’isolamento in cui lo Stato vorrebbe relegare le persone recluse. Negli ultimi giorni siamo statx tuttx colpitx dall’ennesimo pestaggio all’interno del carcere di Reggio Emilia, dove si vede un detenuto di 40 anni incappucciato e inerme pestato a sangue da un gruppo di 10 guardie. Quelle immagini hanno scatenato indignazione e dibattiti anche in ambienti normalmente impermeabili al tema della violenza istituzionale delle carceri. Ma anche davanti ad un fatto così indifendibile, l’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) ha strumentalizzato senza alcuna vergogna l’episodio per portare avanti le lamentele e le richieste delle guardie del carcere di Quarto d’Asti. Nello specifico denunciano mancanza di personale, luoghi di lavoro insalubri, turni massacranti e mancanza di sicurezza per il personale. Riteniamo che la condizione di sovraffollamento del carcere (in questo momento ad Asti ci sono 271 detenuti su 205 posti), sia un problema che colpisce innanzitutto la qualità della vita dei detenuti. Lo stesso vale per le condizioni insalubri della struttura in cui le persone recluse passano 24 ore al giorno per anni e non solo le 8 ore lavorative come le guardie. Ribadiamo l’assurdità di denunciare le condizioni insalubri per il personale e allo stesso tempo lamentarsi dei numerosi accessi in ospedale dei detenuti. Si tratta evidentemente per le guardie di un semplice intoppo nelle attività quotidiane e non di necessità primarie di esseri umani la cui salute è messa a repentaglio proprio dalle condizioni inumane e degradanti di vita a cui sono costretti. Il comunicato dell’Osapp allude poi al fatto che il potere all’interno delle carceri sia in realtà in ma-no ai detenuti e non alle guardie, e che le “vere vittime” siano le guardie stesse, concetto con cui cercano di sminuire la gravità del pestaggio di Reggio Emilia e dei quotidiani episodi di violenza che avvengono nelle carceri, di cui la maggior parte non arriva mai sui giornali. I sindacati di polizia con l’appoggio dell’informazione mainstream cercano sempre di più di far finire nel dimenticatoio le immagini della mattanza di Santa Maria Capua Vetere, delle morti di Modena, delle torture e pestaggi nelle carceri di Rebibbia, Torino, Cuneo, Ivrea… e la lista delle brutalità all’interno delle carceri perpetrate dalle guardie è lunga. Noi non dimentichiamo. Chi ha il potere assoluto in un carcere? Il sistema carcerario è strutturalmente violento: un regime fatto di secondini e direttori che hanno il totale controllo della violenza, la libertà di decidere sulla salute delle persone rinchiuse scegliendo a propria discrezione se e quando chiamare un medico per una visita o un controllo, di punirle o isolarle arbitrariamente. Di fatto hanno il potere di regolare la vita degli individui attraverso regole incomprensibili che mirano all’infantilizzazione, per esempio con la pratica delle “domandine”, che regolamenta la totalità delle richieste che una persona detenuta può fare anche per le questioni più semplici e basilari che riguardano la vita quotidiana. Ci raccontano che le guardie non sanno se “torneranno vive a casa” dopo il turno di lavoro (se si può chiamare lavoro), ma i dati, le cronache, le storie dei detenutx e dei famigliari ci dicono che ogni due giorni un detenutx si uccide per le condizioni insostenibili in cui sono costrettx a vivere, senza contare le persone che muoiono per mancanza di cure e per un sostanziale abbandono. Abbiamo chiuso il 2023 con 69 suicidi, per lo più per impiccamento e da inizio 2024 siamo già a 20 persone. L’ultimo si è tolto la vita impiccandosi dentro un lager di Stato per le persone senza documenti, chiamato CPR. Queste non sono morti in carcere, sono morti di carcere, omicidi di Stato per cui nessuno è però chiamato ad assumersi alcuna responsabilità. Tornando a ciò che succede a due passi da casa nostra, non smetteremo mai di raccontare i fatti del 2004 di Quarto d’Asti quando due detenuti vennero condotti nelle celle di isolamento prive di vetri nonostante il freddo intenso, senza materassi, lenzuola, coperte, lavandino, sedie, sgabello. Gli venne razionato il cibo, impedito di dormire, furono insultati e sottoposti nei giorni successivi a percosse quotidiane anche per più volte al giorno con calci, pugni, schiaffi in tutto il corpo e giungendo, nel caso di uno dei due, a schiacciargli la testa con i piedi e a strappargli a mani nude il codino come regalo di natale da parte di una guardia al suo collega. Ai tempi dei fatti il direttore del carcere era Domenico Minervini. Nel Dicembre 2023 ci ricasca di nuovo e torna agli oneri delle cronache per essere stato indagato nel processo sulle torture avvenute nel carcere di Torino nel periodo tra aprile 2017 e ottobre 2019. Accusato di aver ignorato le segnalazioni sulle violenze. Sanzionato con 350 euro di multa. La lista infinita di violenze che la popolazione carceraria subisce non rimane sempre senza risposta perché nonostante le ripercussioni c’è chi continua a ribellarsi e a non abbassare la testa davanti ai soprusi quotidiani che subisce. L’unico mezzo che i detenuti hanno per far sentire la propria voce è la protesta attraverso battiture, scioperi del carrello, ammutinamenti, scioperi della fame e rivolte. Queste pratiche diffuse e frequenti vengono silenziate e screditate dai mezzi di comunicazione che le raccontano come reazioni prive di senso, senza mai dare voce alle motivazioni che le hanno innescate. Il coraggio delle persone recluse che decidono di ribellarsi ci racconta che le prigioni non possono essere riformate o abbellite, ma solo distrutte. Ribadiamo che il carcere è l’istituzione creata dallo Stato per punire e disumanizzare gli esseri umani ritenuti scarto o chi decide di ribellarsi contro il sistema di oppressione e sfruttamento, dove tuttx noi sia costretti a sopravvivere. Il carcere basa le sue fondamenta sul controllo, l’isolamento, l’umiliazione, la privazione e la violenza. Sappiamo bene che la lotta contro le galere è un pezzettino di una lotta rivoluzionaria più ampia che mira alla distruzione del modello sociale attuale per la costruzione di una società senza padroni, che la faccia finita con gli Stati, le sue prigioni, le sue frontiere, con un’elite enormemente ricca che sfrutta la maggioranza delle persone e devasta l’ambiente accrescendo anno dopo anno la disuguaglianza economica. Ma sappiamo altrettanto bene che nessuna lotta sociale per un mondo più equo, basato sulla solidarietà e non sull’oppressione, possa fare a meno di confrontarsi con la questione carceraria. Non esiste prospettiva di cambiamento reale nella società senza includere in questo cambiamento anche chi subisce le forme di oppressione più estreme e violente, e una riflessione sulla gestione collettiva del conflitto e del disagio.

Invitiamo tutti e tutte ad unirsi a noi per vedere e sentire di persona quanto quei muri siano di per sé una violenza disumana, impossibile da riformare. Approfittiamo di questi pensieri per portare solidarietà a tuttx i/le compagnx colpitx dalla repressione che mira a sotterrare sotto anni di galera la propaganda, le pratiche anarchiche e chiunque decida di lottare contro questo esistente. Dal buco nero del 41 bis fino alle galere Ungheresi SOLIDALI E COMPLICI CON CHI È RECLUSX E CON CHI LOTTA !

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SALUTO SOLIDALE AL CARCERE DI ASTI + PUNTO INFO CENTRO CITTA’

Il 25 novembre torneremo sotto al carcere di Quarto d’asti per far sentire la nostra vicinanza e solidarietà a tutti I detenuti, ribadendo con forza che il carcere è un luogo dedicato unicamente ad isolare e annichilire tutte quelle categorie di persone che lo Stato reputa “criminali”, nemici o eccedenze sacrificabili dell’umanità. Ogni suicidio, pestaggio, tortura, insabbiamento, ogni persona che muore all’interno di una cella è un omicidio di Stato !
In un clima di guerra totale e di emergenza permanente, tutte le persone che non abbassano la testa, e decidono di rispondere colpo su colpo alle nefandezze dei governanti di turno, vengono represse, sepolte sotto anni di carcere o sorvegliate tramite leggi fasciste come la Sorveglianza speciale misura preventiva data a soggetti ritenuti “pericolosi”. Questi sono giorni dove anche solo esprimere determinate idee diventa un problema, lo abbiamo visto in Germania e in Francia, dove i due stati hanno vietato tutte le manifestazioni in solidarietà al popolo Palestinese. il 18 ottobre a Berlino e in altre città tedesche, diverse migliaia di persone hanno sfidato il divieto statale, scendendo per le strade manifestando la propria solidarietà agli abitanti di Gaza,ci sono stati diversi arresti tra cui Lollo, un compagno italiano.  Anche lo stato d’Israele reprime con il carcere chi diserta la leva obbligatoria per non essere il braccio armato di uno Stato oppressore e colonialista.Se poi le idee sono sovversive, rivoluzionarie, che spingono a rovesciare lo stato di cose esistente allora ti aspetta il  carcere, com’è successo a Gino Vatteroni,compagno anarchico rinchiuso al carcere di Alessandria in alta sicurezza per aver  redatto e distribuito “Bezmotivny ”  un giornale anarchico internazionalista. Sempre ad Alessandria, alcuni prigionieri rivoluzionari, continuano a subire una detenzione politica che dura da più di 40 anni.
Andremo sotto le mura del carcere di Quarto d’Asti anche in solidarietà alla popolazione Palestinese sotto i bombardamenti incessanti di Israele, ancora una volta abbiamo sotto gli occhi la violenza e la complicità di uomini e donne di potere che aspirano a governare I popoli, tracciare confini, decidere sulla vita di milioni di persone.. poco conta se lo fanno in nome di fantomatici valori democratici o no. Nella striscia di Gaza si sta consumando un genocidio e la colpa non è solo di chi ubbidisce a un ordine e preme un grilletto, questo conflitto come molti altri parte anche dal nostro paese, con rifornimenti di armi diretti a Tel Aviv, passaggi di navi d’armamenti dai nostri porti, enormi interessi commerciali e politici spingono l’italia e altri paesi occidentali a legittimare e appoggiare la guerra colonialista portata avanti da Israele da 75 anni.
Di fronte alla violenza degli Stati, alla violenza delle loro frontiere,dei loro eserciti e delle loro galere il nostro posto è sempre a fianco a tutti i popoli oppressi
SEMPRE A FIANCO DI CHI LOTTA
LIBERTà PER TUTTI E TUTTE
PALESTINA LIBERA!

ANTISPECISMO E POPCORN – BENEFIT RIFUGI: OKJA

Proiezione del film Okja al laboratorio autogestito La Miccia in via Toti 5
Benefit per i rifugi.

Ora più che mai, i rifugi di tutta Italia hanno bisogno del sostegno di tuttə. Stanno ancora girando le immagini e i video del 20 settembre di Sairano e il dolore è ancora vivo.
I rifugi sono luoghi di pace, dove ognunə trova il proprio esistere al mondo, lontano dallo sfruttamento degli allevamenti grandi o piccoli che siano. Ogni rifugio dovrebbe essere un’isola di bellezza e sicurezza, e ogni rifugiatə dovrebbe dovrebbe poterne godere. A Sairano lo Stato è entrato con la forza, violentando la bellezza e la pace che dovrebbe regnare in ogni rifugio.
Quel giorno, sono statə uccisə dellə amichə, dei fratelli e delle sorelle, individui che volevano solo esistere e vivere la loro libertà.
Inoltre, sempre quel giorno, la forza e la violenza si sono riversate anche sullə attivistə che, con i loro corpi, hanno cercato di proteggere la vita dellə rifugiatə. Sono stato picchiatə, derisə, denunciatə dalla polizia infame, supportata dai vigili del fuoco.
Per questo, ora più che mai è necessario essere di supporto ai rifugi, ai loro volontarə e ai rifugiatə, perché sono sotto attacco e hanno bisogno di essere sostenuti.
Vi aspettiamo tuttə! Non lasciamo i rifugio da soli!

INGRESSO OFFERTA LIBERA A PARTIRE DA 4 €

SALUTO SOLIDALE AL CARCERE DI ASTI + PUNTO INFO CENTRO CITTA’

24 SETTEMBRE 2023

H 15 – Presidio solidale al carcere di Quarto d’Asti

H 19 – Punto info centro città Asti

TUTTX LIBERX

Il carcere uccide. In estate il carcere uccide ancora di più. Celle bollenti, sovraffollamento, isolamento, suicidi. Da inizio anno 48 persone si sono tolte la vita dentro ad una cella, 15 solo nel periodo estivo. Come se non bastasse, nella “distrazione” dell’estate, molte guardie penitenziarie sotto processo accusate di tortura all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere sono state reintegrate nello stesso carcere. Lo stato, tramite i suoi giudici e tribunali, copre e assolve chi tortura e uccide. Ricordiamo che, a seguito di quel pestaggio di massa, tre persone detenute sono decedute: Vincenzo Cacace, Fachri Marouane, due prigionieri che avevano denunciato le torture, e Lamine Hakimi, morto dopo un mese in isolamento dai fatti di Aprile 2020. Davanti a tanta violenza questa estate c’è chi non ha abbassato la testa, da Napoli a Roma fino a Genova, passando per Torino, i detenuti e le detenute hanno innescato proteste individuali e collettive, in rivolta contro gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari, per il cibo che fa schifo, per la malasanità, per la violenza quotidiana che sono costrettx a subire.

Continuiamo a stare in strada e sotto le mura delle carceri per fare da megafono e sostenere le voci che arrivano da dentro, a fianco di tutti i detenuti e le detenute in lotta! La solidarietà è un’arma, usiamola!

CONTRO TUTTE LE GALERE – ROMPIAMO L’ISOLAMENTO

Sabato 6 maggio ci siamo ritrovatx sotto le mura del carcere della nostra città, a Quarto d’Asti. Sull’onda della lotta portata avanti da Alfredo Cospito e la mobilitazione internazionale al suo fianco abbiamo provato a rompere quel muro di silenzio e isolamento che divide I prigionieri dal resto della città.
Abbiamo raccontato a tuttə loro dello sciopero della fame di Alfredo e  che per le strade e per le piazze si è lottato contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo per più di 6 mesi e non solo in Italia, abbiamo raccontato che ad oggi molte persone sanno che le punte di diamante del sistema carcerario italiano, sono strumenti di morte, annichilimento, tortura e che Il 41 bis e l’ergastolo non sono “condanne sproporzionate” solo per Alfredo, ma sono lente condanne a morte per tutte le persone che li subiscono.
Abbiamo parlato delle rivolte del marzo 2020 e di come lo stato le abbia represse nel sangue uccidendo 1 persone,  degli 84 suicidi in carcere nel solo anno 2022, abbiamo gridato con forza che vogliamo tuttx liberx e che fuori per le strade continuaimo a lottare per far si che di galere e Cpr, le prigioni per chi è senza documenti, rimangano solo macerie.
Abbiamo gridato la nostra solidarietà oltre quelle mura a tutta la popolazione carceraria, comunicando che sappiamo le condizioni in cui sono costretti a vivere, una situazione di sovraffolamento, in questo momento sono in 282 su 205 posti disponibili. Nelle celle non c’è l’acqua calda. 
Abbiamo raccontato cos’è successo nel 2004 all’interno delle mura in cui si trovano, dove un detenuto era stato rinchiuso in una cella d’isolamento nudo, che in quella cella non c’erano neanche i vetri alle finstre, non c’era un materasso, l’unico cibo che gli davano era pane e acqua e le guardie lo hanno picchiato per mesi, fratturandogli una costola. Abbiamo raccontato che i medici all’interno non dissero nulla e che una guardia strappò a mani nude la  coda dei capelli del detenuto per regalarla al suo collega come regalo di natale. 
Le reazioni solidali dall’interno non si sono fatte attendere, rompendo per un giorno quel muro di cinta che ci divide, rompendo quel silenzio fatto di guardie, isolamento e violenza.
Mentre scriviamo queste poche righe c’è chi continua a lottare all’interno delle galere, un detenuto nel carcere di Bancali, Domenico Porcelli, 49 anni ha iniziato uno sciopero della fame da circa due mesi in solidarietà ad Alfredo Cospito e per protestare contro il prolungamento della misura del 41 bis nei suoi confronti, ha perso 15kg, ha deciso dal 3 maggio, di rifiutare le flebo e la sua salute è in condizioni critiche. 
Un altra storia di cui vogliamo parlare è quella di Alessio Attanasio un detenuto in stato di detenzione cautelare per dei fatti successi nel 2001,lui ha già scontato trent’anni di carcere di cui venti ininterrottamente in regime di 41 bis, al momento dopo un periodo di detenzione nel carcere di Massama nella sezione ad alta sicurezza (AS1) ad Oristano è stato ritrasferito in regime di 41 bis a Nuoro pur nonostante non ci siano i presupposti. Alessio in questo momento è in isolamento totale: non gli è permesso avere un fornelletto per scaldare i cibi, non ha la televisione, gli sono stati tolte le ante dell’armadio, non può continuare gli studi, lui è iscritto all’univesità di Sassari presso la  facoltá di Giurisprudenza, gli è stato negato di usare il computer per scrivere, studiare e visionare i suoi atti processuali. Dal 5 Marzo 2023 Alessio ha iniziato uno sciopero del vitto in solidarietà ad Alfredo Cospito.
In tanto il carcere continua ad uccidere, da inizio anno sono morte quasi 80 persone tra cui due detenuti entrambi ristetti nel carcere di Augusta nel Siracusano, deceduti in ospedale a distanza di un mese l’uno dall’altro per le conseguenze di uno sciopero della fame uno portato avanti per 60 giorni l’atro da 41, due persone, due essere umani morti nella totale indifferenza  nelle mani dello stato. 
Continuiamo a rilanciare fuori da quelle mura il coraggio e la forza di chi dentro continua a lottare contro la brutalità della detenzione.  
CONTRO TUTTE LE GALERE – TUTTX LIBERX 
SOLIDARIETÀ A TUTTX I/LE RECLUSX

PROSSIMI APPUNTAMENTI

TORINO
sabato 20 maggio
h 13 pranzo con distro e mostra informativa sulla lotta anticarceraria all’ex lavatoio occupato – corso benedetto brin 21, Torino
h 18 presidio solidale sotto le mura del carcere Lorusso e Cotugno Torino – appuntamento al capolinea tram 3
https://gancio.cisti.org/event/presidio-al-carcere-delle-vallette-4

sabato 27 maggio
h 17 saluto al carcere minorile di Torino Ferrante Aporti (via Berruti e Ferrari)
https://gancio.cisti.org/event/saluto-al-carcere-minorile-ferrante-aporti-via-berruti-e-ferreri-torino

MILANO
domenica 21 maggio
h 17 presidio al carcere di San Vittore, piazzale Aquileia, Milano
https://lanemesi.noblogs.org/post/2023/05/14/presidio-al-carcere-di-san-vittore-milano-21-maggio-2023/

BOLOGNA
domenica 21 maggio
h 17 presidio al carcere della Dozza, via del Gomito, Bologna. Ritrovo in Piazza dell’Unità alle 16 per andare insieme in bus (linea 25)
https://brughiere.noblogs.org/post/2023/05/16/bologna-presidio-al-carcere-della-dozza/

41 BIS = TORTURA presidio al carcere di Asti

SABATO 6 MAGGIO H 15 – @ QUARTO D’ASTI – PRESIDIO AL CARCERE

Il 19 aprile, Alfredo Cospito dopo la sentenza alla consulta della corte costituzionale che ha di fatto dato ragione al compagno e al suo
avvocato facendo cadere la norma che avrebbe vincolato la Corte
d’assise d’appello di Torino a condannarlo necessariamente
all’ergastolo, ha deciso di interrompere lo sciopero della fame che
portava avanti da 6 mesi.

Lo sciopero della fame di Alfredo e la mobilitazione internazionale al
suo fianco hanno aperto una crepa nel regime di tortura del 41bis e
sull’ergastolo ostativo. Portiamo il racconto di questa importante
mobilitazione sotto le mura del carcere di Quarto d’asti.

SOLIDARIETÁ A TUTTI I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE
PER UN MONDO SENZA GALERE


INFO: puoi raggiungerci direttamente presso il carcere di Quarto d’Asti in auto alle 15. Per chi volesse arrivare con mezzi pubblici ad Asti, ci vediamo alla Miccia (via toti 5) che è raggiungibile a piedi dalla stazione. Partiremo verso le 14,30 e possiamo organizzare passaggi.

IN LOTTA CONTRO FASCISMO, GUERRA E REPRESSIONE

Alcuni interventi di piazza durante la giornata.

Nel marzo 2020 sono scoppiate rivolte in 23 carceri italiane a seguito delle misure prese dallo stato per fronteggiare l’epidemia, principalmente per la decisione di sospendere i colloqui. Durante l’intervento della polizia penitenziaria per sedare le rivolte del carcere di Modena morirono 14 persone.

Nel 2022 è stato raggiunto il record di suicidi, 84 persone in un solo anno.
Ricordiamo che ogni morte in carcere è una morte di carcere, ogni suicidio all’interno del carcere è un omicidio di stato.

Da anni ormai si parla di sovraffollamento delle carceri italiane come un problema non risolvibile ma continuano ad essere oltre 31.000 i detenuti in attesa di processo e solo 13.000 le persone in misura alternativa.

In questi anni il carcere continua a mostrarci il fallimento degli obiettivi utilizzati per giustificare la sua esistenza.

I tassi di recidiva continuano ad essere superiori al 70% e questo dimostra il fallimento del carcere rispetto agli obiettivi di rieducazione e prevenzione.
Questi dati sono il risultato naturale di un’istituzione che si basa sulla violenza, che usa la deprivazione sensoriale come strumento di tortura, che infantilizza gli adulti al suo interno privandoli di ogni tipo di indipenza, che distrugge la dignità, che toglie la voce e rende invisibile chi è rinchiuso. Il carcere diventa sempre di più il contenitore di tutto il disagio prodotto da questa società, contenitore di tutti i corpi non conformi, di tutte le identità che non trovano un posto, di tutte le individualità indecorose che tanto preoccupano questo paese.

Il carcere diventa sempre di più un muro che cerca di dividere e isolare i compagni e le compagne che decidono di lottare contro il sistema assassino in cui siamo costretti a vivere.

In questa realtà di repressione sempre maggiore e di aggravamento delle pene l’unica proposta di depenalizzazione del governo è la richiesta di abolire il reato di tortura. La proposta è stata avanzata da Fratelli d’italia per tutelare l’immagine della polizia e permettere agli agenti di fare il proprio lavoro.

La punta di diamante di questo sadico sistema è il 41 bis, fino a poco tempo fa completamente sconosciuto ai più. In questo regime la persona viene chiusa in una cella 1,52 x 2,52 per 23 ore al giorno. L’ora d’aria concessa scorre all’interno di un cubicolo di cemento di pochi metri quadri, il cui perimetro è circondato da alte mura e il cielo è coperto da diversi strati di rete metallica. È permesso un solo colloquio audio e video registrato attraverso un vetro, una volta al mese, della durata massima di un’ora.
Il 41 bis è tortura, il 41 bis è l’arma statale per eccellenza in questa guerra contro il nemico interno, in questa guerra alle diverse forme di conflitto sociale.

Grazie alla lotta del compagno Alfredo Cospito e alla mobilitazione internazionale nata al suo fianco, negli ultimi mesi il muro di silenzio intorno a questi due infami regimi è stato rotto. Il 18 aprile Alfredo ha deciso di terminare lo sciopero della fame che portava avanti da ormai 6 mesi ma la sua e la nostra lotta continua per tutti e tutte le detenute sottoposte a questi infami regimi.

Sempre a fianco di chi lotta
Solidali con Anna, Alfredo, Ivan e Juan
Libertà per tutti i prigionieri e tutte le prigioniere .


CONTRO OGNI FASCICMO, LOTTA TRANSFEMMINISTA!
Il fascismo, nella sua forma istituzionalizzata del ventennio, si è concluso 78 anni fa. Non si è però esaurito il fascismo come ideologia, come cultura politica e anzi, nei decenni ha lavorato per rinnovarsi.

Il fascismo non è solo il faccione del duce,i fasci littori,le braccia tese e le teste rasate: è il feticcio della tradizione, la paura della differenza, il culto dell’eroismo e del militarismo, dell’obbedienza e del sacrificio, il disprezzo della vulnerabilità e della debolezza, il machismo, il culto del patriarcato e della famiglia patriarcale, il nazionalismo e l’orgoglio dell’ignoranza.
Oggi ci troviamo con un governo retto da un partito che fa espliciti riferimenti all’ideologia e all’estetica fascista. Questo sembra aver allarmato anche persone che si sentivano piuttosto al sicuro da eventuali “rigurgiti”, pensando forse che la democrazia e la costituzione fossero uno scudo sufficiente. Come transfemministe, non abbiamo mai dormito in quella sicurezza, abbiamo visto salite questa ondata nera, anno dopo anno più alta.

Una grande parte dell’identità fascista si costruisce attorno all’ideale patriarcale della famiglia tradizionale, eteronormata, riproduttiva. Qui la donna è costretta nel ruolo di angelo del focolare, custode della tradizione domestica e riproduttrice. Qui prende forma l’attacco all’aborto libero e sicuro, all’autonomia e autodeterminazione delle donne e delle persone che rifiutano le norme etero-cis-patriarcali, alle comunità LGBTQIA+ e ai movimenti transfemministi.

Negli ultimi anni i movimenti antiabortisti stanno ricevendo supporto un po’ ovunque e in Europa sono supportati dalle realtà dell’alt-right suprematista USA. Ad oggi se ne contano 350 in tutta Italia.
In Piemonte è stato costituito il fondo “vita nascente”, co-gestito tra regione e diverse associazioni dichiaratamente antiabortiste. L’obiettivo: far cambiare idea alle donne che desiderano interrompere la gravidanza, attraverso propaganda e aiuti economici. Questo fondo ha ricevuto 400 milioni di euro nel 2022 e ne riceverà un miliardo nel 2023. In questo modo sono state aperte ai movimenti antiabortisti le porte di consultori e ospedali.

A Novara, l’associazione “difendere la vita con Maria” continua a seppellire materiale biologico senza il consenso delle persone che effettuano l’interruzione di gravidanza: una violenza terrificante. Dal 1999 ha sepolto oltre 200.000 feti, costituendo cimiteri appositi con il benestare delle amministrazioni comunali.

In italia abbiamo quasi il 65% di obiettori di coscienza tra i medici, 72 ospedali hanno tra l’80 e il 100 per cento di obiettori di coscienza tra il personale sanitario. Non stupisce quindi che gli aborti clandestini stiano aumentando e che le persone che desiderano interrompere la gravidanza debbano spesso cambiare regione o provincia.
Negli ultimi mesi abbiamo visto aumentare da parte delle istituzioni la violenza verso le persone LGBTQIA+ e l’attacco alle identità e alle famiglie omogenitoriali, con il blocco della registrazione dei certificati di nascita e l’ostacolo all’educazione alla diversità nelle scuole.

Anche qui ad Asti, nelle scorse settimane, abbiamo visto comparire una serie di cartelloni pubblicitari con lo scopo di allarmare i genitori rispetto ai pericoli della fantomatica “ideologia gender” nelle scuole.

Gasparri negli scorsi mesi ha ripresentato una proposta di legge per modificare l’articolo 1 del codice civile, determinando la capacità giuridica della persona al momento del concepimento e non, come ora, della nascita. Anche Pillon ha tirato di nuovo fuori la testa dal cesso con una collezione notevole di dichiarazioni grottesche.
In questi giorni infine abbiamo sentito le parole agghiaccianti di Lollobrigida, ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare, e del capo del governo Meloni, su sostituzione etnica e lotta alla denatalità. Scuse e smentite non servono a nulla. Le parole d’ordine sono chiare e risuonano negli ambienti neo fascisti e alt right di tutta Europa: le donne sono chiamate a riprodurre la razza: quella italica, in questo caso.

Tutto questo non nasce oggi, si è costruito nei decenni. L’abbiamo sempre saputo e abbiamo lottato, come transfemminisx, come movimenti queer e LGBTQIA+. Troppe volte però abbiamo lottato solə, senza la forza che una parola come antifascismo riesce ancora a portare in piazza.

Per queste ragioni oggi non siamo qui per festeggiare la ricorrenza e darci pacche sulle spalle, siamo qui perchè sappiamo che il fascismo non è sconfitto, che siamo sotto attacco. Se vogliamo lottare in questo presente per una società di liberi e uguali, basata sulla solidarietà e non sull’odio, sull’ascolto e sulla cura e non sulla violenza, sulla costruzione di relazioni paritarie e non sulla gerarchia e sulla repressione, questa lotta deve essere non solo genericamente antifascista, deve essere transfemminista.

Liberarci dal patriarcato, dalle norme di genere e dal machismo interiorizzato è necessario per affrontare la lotta antifascista di oggi, tanto quanto riflettere sul razzismo e su altri tipi di privilegi che il nostro posizionamento può portarci.


STOP CASTELLER!

Dopo la morte di Andrea Papi, l’orsa JJ4 e stata caturata ed è ora detenuta nella prigione di Casteller, insieme a M49, rinchiuso ormai dal 2019. Entrambi gli orsi sono chiusi in uno spazio di pochi metri: una gabbia di cemento e sbarre di ferro, mantenuti continuamente sotto sedativi.

Parallelamente a questo, è stata disposta anche la cattura dell’orsa MJ5, che speriamo resti ben lontana dalle zone di ricerca. JJ4 e MJ5 sono in attesa di ricorso per sapere se il loro destino sarà l’ergastolo o la pena di morte.

Ancora una volta dietro alle dichiarazioni delle istituzioni, alle sparate giornalistiche e ai discorsi da bar, si sta giocando sulla pelle di qualcun*. Ancora una volta è sulla vita di un individuo che si giocano politiche e interessi personali, dove l’umano è l’oppressore e il non umano è l’oppresso.

Abbiamo visto diffondersi sui social la campagna #FUGATTIDIMETTITI, per manifestare la disapprovazione rispetto alla gestione di Fugatti della non facile convivenza tra umani e non umani in Trentino.
Fugatti è responsabile di una gestione pessima della situzione e di non aver fatto nulla per favorire la convivenza tra umani ed orsi. Crediamo tuttavia che le sue dimissioni non bastino a risolvere il problema, perchè questo problema non è l’espressione dell’agire di una singola persona. Ciò che Fugatti rappresenta politicamente sono gli interessi di lobby potenti in Trentino (e non solo) come quelle degli allevatori e dei cacciatori.

Questi interessi sono la peggiore espressione di un sistema gerarchico, specista ed antropocentrico che pretende di decidere sulla vita e sui corpi delle persone non umane, per sfruttarle come carne da macello, esotico bersaglio per i propri fucili, mascotte turistica: sempre oggetti della volontà umana e mai soggetti delle proprie vite.

Un sistema che ha permesso che l’ente parco Adamello Brenta abbia due cacciatori come presidente e direttore, oltre ad aver messo Fugatti sulle poltrone di presidente della Provincia autonoma di Trento e contemporaneamente di presidente della Regione Trentino.

Un sistema che è lo stesso che governa anche le nostre vite, che usa le stesse logice repressive, punitive e vendicative che lo stato democratico applica ogni giorno nei confronti di chi ritiene indesiderabile e pericoloso: carcere, violenza, una cella di pochi metri e il cemento al posto del cielo. Questa oppressione senza fine unisce le vite degli animali non umani e degli umani animalizzati nelle galere, sui confini, nei CPR e nel dispositivo di tortura noto come 41 bis.

Il problema è sistemico e continuerà a replicare il proprio dominio violento sulle vite dei non umani. Per queste ragioni non è riformabile e non crediamo alla favola della mela marcia. Dimesso un Fugatti, se ne farà un altro.

Rifiutiamo del tutto l’idea che qualcuno possa decidere sulla vita di individu3 che vengono trattat3 come esseri privi di autodeterminazione: come se JJ4 fosse un corpo vuoto, senza una sua personalità, individualità, interessi, piaceri, capacità di pensare e percepire il mondo. JJ4 è qualcun3 che sta al mondo, come chi scrive queste righe: prova emozioni, prende decisioni, vive. Come ciascunx dei miliardi di animali imprigionat3 negli allevamenti e ammazzat3 nei macelli ogni anno, come ogni abitante del mare che soffoca nella nostra plastica e nelle reti dei pescatori, come ogni insetto che muore intossicato in un mondo sempre più velenoso o in un allevamento green di ultima generazione.

Vogliamo urlare tutta la nostra rabbia perché ancora una volta delle istituzioni fanno violenza sul corpo di qualcun3, perché ancora una volta qualcun3 è stato imprigionat3 contro la propria volontà, ancora una volta a qualcun3 è stata tolta la libertà.

Invitiamo a rifiutare il metodo della delega, anche quando si tratta di individuare facili bersagli e di optare per il male minore: le istituzioni sono il frutto velenoso di una società specista, gerarchica, capitalista, razzista, violenta e oppressiva fino al midollo e nessuna soluzione potrà venire da loro.

LOTTIAMO PERCHÈ NESSUN3 SIA MAI PIÙ RINCHIUS3
A FUOCO IL CASTELLER, TUTTE LE GABBIE E LE GALERE
CONTRO TUTTI GLI OPPRESSORI


QUESTO 25 APRILE SI TORNA PER LE STRADE DELLA CITTÀ!

Contro fascismo, guerra e repressione

Partenza h 15:30 piazza della libertà

Arrivo Boschetto dei Partigiani

Bar, distro, dj set

FUORI ALFREDO DAL 41 BIS

SABATO 18 FEBBRAIO H 15:30 @ PIAZZA ALFIERI ZONA PEDONALE ASTI

Le iniziative solidali con Alfredo continuano anche ad Asti !, Questo sabato dalle 15:30 presidio solidale. Porta con te tutto quello che può attirare l’attenzione: Pentole, pentolini, fischietti ecc.

Alfredo Cospito è ormai da più di due mesi in sciopero della fame, la lotta che sta portando avanti ha aperto una breccia non solo sul 41 bis e l’ergastolo ostativo ma sul carcere e la represssione nel suo insieme. Da anni assistiamo all’accanimento delle istituzioni repressive contro il movimento anarchico e non solo, che colpiscono con sempre più forza chi lotta contro questo mondo e chi si trova ai margini della società. L’innalzamente delle pene per chi effettua un blocco stradale, strumento essenziale nelle lotte sindacali, le leggi sempre più dure in materia di immagrazione a chi si organizza per occupare le case e per membri di sindacati di base sono solo alcuni esempi. In un periodo storico nel quale crisi economiche, ambientali, belliche e sanitarie si susseguono senza soluzione di continuità allo Stato si impone la necessità di schiacciare ogni forma di dissenso e di proposta di costruzione di un mondo altro. La lotta di Alfredo ci fornisce lo slancio di uscire da quell’angolo che la repressione vorrebbe chiuderci, ora sta a noi fare da eco e rilanciare la sua lotta scendendo in strada contro ogni forma di repressione, per un mondo senza sfruttamento e galere. Per la libertà.

Fuori Alfredo dal 41 Bis! Carcere e repressione, incontro con gli avvocati

Domenica 12 Febbraio. Secondo appuntamento informativo. Questa volta saremo al Diavolo Rosso con l’avvocato Gianluca Vitale, uno degli avvocati del pool di Anna Beniamino compagna coimputata con Alfredo e l’avvocato Maurizio La Matina. Parleremo della vicenda di Alfredo e Anna, di carcere e 41 bis ma non solo… si parlerà di come la repressione dello stato si stia abbattendo con forza su ogni individualità o movimento in lotta in questo paese.